Al Teatro TiEffe Menotti di Milano va in scena "Enigma" con Peppino Mazzotta, che racconta la drammatica parabola del matematico inglese Alan Turing
Dal 20 al 25 gennaio lo spettacolo, diretto da Giovanni Anfuso e tratto dal libro di Andrew Hodges, sarà in scena al teatro. Esplora la vita di Turing tra genialità matematica, decifrazione dei codici nazisti e la persecuzione per la sua omosessualità
La commedia Enigma, scritta da Hugh Whitemore, è basata sul libro "Alan Turing: The Enigma" di Andrew Hodges, da cui è stato tratto il noto film The Imitation Game.
Peppino Mazzotta è il protagonista di questo affascinante e coinvolgente spettacolo, nella traduzione di Antonia Brancati e con la regia di Giovanni Anfuso.
Peppino Mazzotta
È uno spaccato della vita di Alan Turing, geniale matematico e pioniere dell’informatica, che durante la Seconda guerra mondiale riuscì a decifrare il codice segreto usato dai sommergibili tedeschi per le loro comunicazioni.
Turing fu un genio che ebbe un ruolo importante nelle sorti della Seconda guerra mondiale. Questo suo straordinario contributo tuttavia non gli bastò a salvarlo da un trattamento ingiusto quanto ignominioso a causa della sua omosessualità, per il rigido moralismo dell'Inghilterra del dopoguerra.
Una parabola quella di Alan Turing che da eroe lo portò ad essere perseguitato come un essere abietto.
Questa commedia, a settant’anni di distanza, rivela tutta la sua attualità sulla incapacità da parte della società di accogliere il diverso, su come il pregiudizio superi ogni limite nello spregio delle qualità di ogni essere umano.
In questa commedia la decifrazione del codice assume una valenza metaforica, che va al di là di quella letterale che vide Turing protagonista come matematico.
Il codice come norma di comportamento asfissiante e ossessivo di una società incapace di riconoscere il diverso. Alan Turing svelerà, a proprie spese, questo codice di perversa natura etica, mettendo in luce l’ipocrisia della società piccolo-borghese degli anni ’50.
La vicenda è inserita in una dimensione in bilico tra rigore scientifico e complessità psicologica.
«Turing – spiega il regista Anfuso – lontano dal mito del genio, è ritratto umano e inquieto, vicino alla sua fragilità. Intorno a lui, l’orchestra degli altri personaggi: la madre, gli amici, i colleghi, gli amanti; figure che si alternano come frammenti di una stessa voce».
Ciò dà vita ad uno spettacolo corale, dove l’aspetto autobiografico acquista spessore narrativo e poetico grazie alla intensa prova d’attore di Peppino Mazzotta.
L’opera si apre con l’interrogatorio che l’ufficiale Ron Miller sottopone ad Alan Turing a causa di un furto che quest’ultimo ha denunciato. Con le sue domande l’ufficiale mette in difficoltà il matematico, che era stato derubato dal suo compagno; tuttavia essendo l’omosessualità condannata, egli è restio a rivelare tutta la verità. Da questo interrogatorio scaturiscono flashback della vita di Alan Turing: dalla sua passione per la matematica ai tempi della sua giovinezza fino al lavoro finalizzato a decriptare i messaggi codificati, con la macchina Enigma, in possesso dell’esercito tedesco.
Lo spettacolo procede come un giallo metafisico dai risvolti kafkiani, in cui Peppino Mazzotta nei panni di Turing deve smascherare il codice, ben più complesso e insidioso, della società inglese, che lo processerà e lo condannerà nel 1952 per la sua omosessualità.
Paolo Avanzi
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