Luigi Profeta. L’artista che ha fermato il tempo.
È di Cormano (MI) un affermato maestro dell’arte informale. Un artista noto agli esperti del settore e che merita di essere conosciuto anche al grande pubblico.
Luigi Profeta
Luigi Profeta
In un mio recente articolo ho scritto che sono mosche bianche gli artisti che oggi vivono della propria arte. Luigi Profeta è uno di questi e vive a Cormano, alle porte di Milano.
Luigi Profeta merita di essere conosciuto in quanto artista integrale “dalla testa ai piedi” per la sua intransigente devozione all’Arte con la A maiuscola. Un impegno che lo ha portato in quasi trent'anni di attività artistica ad esporre in prestigiose location in Italia e all’estero. È presidente dell’associazione Click Art con sede a Cormano che dal 2013 ha ospitato decine di mostre personali e collettive di cui è stato organizzatore.
Ma Luigi Profeta merita di essere apprezzato soprattutto per il suo stile inconfondibile, per la sua capacità di prefigurare nelle sue tele un concetto di tempo che spazia dalla più remota antichità ad un futuro tutto da prevedere.
Facciamo però prima un passo indietro. Quando si parla di arte astratta o informale è ancora facile cadere nel luogo comune di pittura istintiva al limite dell’infantile, che chiunque potrebbe realizzare con schizzi di vernice buttati qua e là. Sono ancora molti quelli che non la capiscono perché la ritengono astrusa e complicata. D’altra parte ci sono molti sedicenti artisti che si rifugiano nell’”informale” perché lo ritengono più “facile” del figurativo classico che richiede uno studio meticoloso delle proporzioni e della prospettiva.
Le opere informali di Luigi Profeta sono quanto di più lontano si possa immaginare dall’idea di una pittura semplicistica o ingenua. Chi lo conosce sa bene la passione, la tenacia e la sofferenza, anche fisica, che lui riversa. Le sue creazioni sono un “parto” che nasce da un'elaborazione profonda delle proprie emozioni guidata da una meditazione concettuale. Una forza emotiva straordinaria sublimata da una fine ricerca intellettuale. Dove nulla, neppure la minima traccia di colore è lasciata al caso. Una ricerca continua fatta di stratificazioni di materia, di cancellazioni, di sovrapposizioni… dimostrazione di uno spirito che non si appaga facilmente e vuole porsi sempre nuove sfide.
Luigi Profeta con sacrificio vive dei proventi ricavati dalle proprie opere. Ciò nonostante siamo agli antipodi di un artista “commerciale”, di uno cioè che pur di vendere è disposto a compiacere alle mode del momento o ai capricci dei potenziali acquirenti. Posso dirlo per conoscenza diretta, parliamo di un personaggio che rifugge la mondanità, le chiacchiere da cortile e i compromessi politici. Ci sono artisti meno talentuosi di lui, ma più “ruffiani” (passatemi il termine) che frequentando i salotti “buoni” si sono arricchiti.
Ma al di là di questa etica intransigente, quello che fa di lui un vero artista è il senso di contemporaneità che traspare dalle sue tele, e che non deriva dall’uso di Intelligenza Artificiale o da componenti della nostra realtà tecnologica. I materiali utilizzati sono per lo più tradizionali colori acrilici, brandelli di vecchi giornali, francobolli, foto sbiadite… che per una magica combinazione finiscono per dare alle tele uno spessore quasi tridimensionale, uno spazio dal sapore cronologico.
Questa capacità di “fermare” il tempo è il tratto che contraddistingue la sua produzione. Come se le visioni ricreate sulla tela schiudessero una sorta di botola in cui immergerci per un viaggio nel tempo in avanti o all’indietro. Una commistione di passato e futuro condensati in flash, fatti di emozioni prima che di pittura, di scavo antropologico nei primordi del nostro inconscio collettivo. E questa ricerca condotta da chi vive fino in fondo il tempo presente ha il sapore della contemporaneità, non come qualcosa di statico ma come un ponte sospeso tra ricordi ancestrali e visioni future.
Il segreto di questo connubio tra passato e futuro, archeologia e fantascienza è probabilmente la luce che attraversa, con bagliori potenti e fragorosi, le oscurità che riempiono gli spazi delle sue tele. Non è un caso che si misuri in anni luce la distanza tra stelle e galassie; ed è questa stessa luce che ci conduce da una dimensione temporale all’altra, tanto da allacciare la memoria (di ciò che fu) con il sogno (di ciò che sarà) in un unico colpo d’occhio.
Invitiamo dunque i lettori a toccare con mano, ma più che con mano, con gli occhi queste visioni che Luigi Profeta ha calato nelle sue opere che sono state esposte in oltre duecento mostre in Italia e all’estero. L’artista opera a Cormano (Milano) in Via dall’Occo 1.
Segnaliamo anche il suo sito www.luigiprofeta.com
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