Don Domenico Dragone, parroco, fondatore, amico. Un uomo della gente e per la gente

Dalle origini alla fondazione del Santuario di Nostra Signora di Fatima a Marcianise, il cammino di Don Mimì racconta una fede vissuta ogni giorno accanto alle persone

Don Domenico Dragone, per tutti affettuosamente Don Mimì, nacque nel 1942 in un’Italia ancora segnata dalle ferite della guerra. Cresciuto in un contesto semplice ma ricco di valori, mostrò fin da giovane una profonda inclinazione all’ascolto, alla solidarietà e alla spiritualità. La chiamata al sacerdozio maturò presto e divenne la bussola che orientò tutta la sua esistenza, intrecciando fede e quotidianità, Vangelo e vita reale.

La vocazione e la missione
Ordinato sacerdote, Don Domenico Dragone si distinse per una rara capacità di entrare in empatia con le persone. Non era un parroco distante, ma un pastore che camminava accanto al suo gregge, condividendo fatiche e speranze. La sua visione pastorale era concreta e inclusiva: costruire comunità, creare legami, dare risposte senza alzare muri.

Il sogno di una casa per la fede
Il progetto più ambizioso della sua vita prese forma con la fondazione del Santuario di Nostra Signora di Fatima a Marcianise. Quel luogo, nato dal lavoro e dalla perseveranza, divenne presto centro di spiritualità e accoglienza per migliaia di fedeli. Ma per Don Mimì la Chiesa non si esauriva nelle sue mura: la missione continuava nelle case, nelle famiglie, nei cuori, là dove c’era bisogno di una parola buona o di una presenza discreta.

Un uomo della comunità
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo della gente e per la gente. La porta era sempre aperta, l’ascolto attento, la risposta mai scontata. Ogni dolore trovava spazio, ogni necessità veniva accolta con rispetto. Amico, fratello, padre spirituale: Don Domenico Dragone sapeva unire, consolare, guidare senza imporre, rendendo la fede un’esperienza condivisa.

La fede nella prova
Nel corso degli anni affrontò numerose difficoltà fisiche e diversi interventi chirurgici. La sofferenza non scalfì la sua fede, anzi la rese più limpida. Anche nei momenti di maggiore fragilità continuò a servire, a costruire ponti, a testimoniare che la speranza non viene meno quando le forze diminuiscono.

Un gesto che racconta tutto
Pochi giorni prima dell’ultimo ricovero, alcune persone in difficoltà familiare si rivolsero a lui per cercare una riconciliazione. Stanco e provato, Don Mimì trovò comunque l’energia per accoglierle e accompagnarle verso la pace. Un gesto semplice, che riassume la profondità del suo amore per il prossimo.

Un’eredità che resta
Scomparso nel 2022, Don Domenico Dragone continua a vivere nelle opere che ha lasciato e nei cuori di chi lo ha incontrato. Non è solo un ricordo, ma una presenza viva: l’esempio concreto di cosa significhi amare Dio e il prossimo con tutto sé stessi.
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