Intelligenza artificiale (IA): minaccia o opportunità per la creatività?
Strumenti intelligenti che scrivono, compongono e disegnano: quando la tecnologia affianca (o sostituisce) l’ingegno umano
Ferve il dibattito su come l’Intelligenza Artificiale (IA) sta condizionando le nostre vite. Una discussione destinata a protrarsi ancora per molto tempo. Questo perché non sono chiari i limiti del progresso tecnologico. Le novità incredibili che l’IA ci dispiega oggi, un domani potrebbero sembrare bazzecole. Insomma si tratta di una questione in continuo divenire di cui non sono chiari i confini.
I risultati sono sotto i nostri occhi. Pensiamo in medicina, alla possibilità di diagnosticare le malattie più precocemente che in passato. Alla opportunità di ottenere risposte istantanee su ogni quesito tramite strumenti come ChatGPT o di avere documenti belli e pronti, al livello di tesi di laurea, che fino a ieri richiedevano mesi di faticoso studio. Sotto questo punto di vista, l’IA ci ha semplificato la vita, liberandoci dall’incombenza di operazioni ripetitive. Ciò perché l’IA è basata su programmi in grado di elaborare masse enormi di dati (testi, immagini, video) così da fornire soluzioni ad hoc istantanee.
Tutto molto bello. Ma qualche timore è lecito. Come quello di una importante scoperta che finisce per scombinare l’esistente. Pensiamo allo sviluppo dell'informatica che negli anni ‘80 ha permesso una automatizzazione di molti servizi, seppure a scapito di posti di lavoro di tipo manuale. Superato però lo shock iniziale, nessuno o quasi se ne è più lamentato.
Questa volta però l'accelerazione impressa dalla tecnologia è molto più forte, e perciò preoccupante. Il dato più evidente è che in molti settori l’IA fornisce rapidamente soluzioni anche più raffinate di quelle di un essere pensante. Non parliamo solo di una automatizzazione di operazioni manuali, ma di prodotti dell’ingegno che potrebbero richiedere una laurea (in termini intellettuali) e che l’IA sforna premendo due tasti.
Gli stessi insegnanti cominciano a trovarsi in difficoltà di fronte a quello che i propri studenti possono produrre con pacchetti tipo ChatGPT. Documenti (temi o tesi) degni di un professore universitario sono accessibili a un quindicenne che magari fa fatica ad esprimersi verbalmente in un italiano corretto. Un esempio, non così assurdo, che lascia immaginare come l’uso delle capacità cognitive rischi di venire soppiantato dall’uso dello smartphone.
Il risultato paradossale è quindi di un generale rimbambimento direttamente proporzionale al progresso tecnologico.
Un altro impatto, non meno significativo, è sulla creatività. Come vediamo, strumenti basati sull’IA riescono a realizzare non solo testi, ma anche video, suoni, immagini e pure soluzioni in 3 dimensioni, che possono avere una dignità artistica. L’IA oggigiorno non solo riesce a riprodurre in modo quasi perfetto voci e immagini da renderle indistinguibili da quelle reali, ma anche da rielaborarle con una varietà e fantasia degne di un artista. Grazie all’IA non occorre essere musicisti per comporre una musica, così come non occorre essere pittori per realizzare un dipinto. Il che, se può essere divertente per chi approccia le varie app, è quantomeno inquietante per chi sulla creatività ci campa.
Ci sono case discografiche che hanno acquistato la licenza di soluzioni basate sull’IA per creare canzoni che non hanno nulla da invidiare a quelle di famosi cantanti. Doppiatori che temono di perdere il loro lavoro a causa di soluzioni in grado di riprodurre le voci degli attori nei film in lingue diverse dall’originale.
Tutto ciò prefigura uno scenario preoccupante, oltre che affascinante.
Si possono porre limiti a questa evoluzione tecnologica? Sono emerse problematiche di ordine etico tuttora in fase di discussione che speriamo tengano in considerazione la necessità di non ledere la dignità umana. Comunque sia, una cosa è certa, il progresso tecnologico non lo si può fermare.
Quello che un creativo può fare è cercare soluzioni sempre più originali e nuove da contrastare quelle prodotte dall’IA. Si tratta di una sfida che può essere utile nella misura in cui può stimolare l’artista ad andare sempre oltre nel proprio processo creativo. Il fatto positivo è che comunque l’IA azzerando la ripetitività delle operazioni manuali e grazie a sofisticati processi di elaborazione può offrire maggiore spazio al processo creativo vero e proprio. Si tratta di riuscire a cavalcare questa onda senza esserne sopraffatti.
Paolo Avanzi
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