Paolo Maccabei racconta “Il mandorlo in fiore”: oltre Van Gogh, l'uomo e le storie da riscoprire
Che cosa si nasconde dietro il mito di Van Gogh? Paolo Maccabei lo racconta attraverso il romanzo "Il mandorlo in fiore. L'ultimo sogno di Vincent", tra arte, fragilità umana e desiderio di rinascita, con uno sguardo alle storie da riscoprire.
Il mandorlo in fiore. L'ultimo sogno di Vincent Intervista all'autore Paolo Maccabei (Fonte: Santelli Editore)
12 ottobre 2026
Van Gogh è entrato nell'immaginario collettivo con i suoi colori, i suoi quadri e una vita che continua a ispirare libri, film e mostre. Ma quanto conosciamo davvero l'uomo dietro l'artista? Ne Il mandorlo in fiore. L'ultimo sogno di Vincent, Paolo Maccabei parte da questa suggestione per costruire una storia in cui un quaderno attribuito al pittore accompagna il giovane Elias in un percorso tra mistero e scoperta di sé.
Il mandorlo in fiore: il legame tra Van Gogh e la rinascita
Il mandorlo in fiore è una delle immagini più riconoscibili di Van Gogh. Perché ha scelto proprio questo dipinto come punto di partenza del suo romanzo?
Nel libro il giovane Elias entra in contatto con un vecchio quaderno attribuito a Van Gogh, dando inizio a una storia che intreccia arte, mistero e ricerca. Che cosa può raccontarci del romanzo e che cosa le interessava esplorare attraverso l’incontro tra un ragazzo e il grande artista?
Il quaderno apre un percorso di scoperta che coinvolge l’arte, ma anche la crescita di Elias. Mi interessava raccontare che cosa accade quando un ragazzo si avvicina alla vita di un uomo che ha cercato con tanta ostinazione di esprimere ciò che sentiva. Attraverso Vincent, Elias incontra domande che riguardano anche lui: il bisogno di essere compreso, la paura di sentirsi fuori posto, il desiderio di trovare la propria voce. Il mistero accompagna questa ricerca. Al centro, però, c’è il rapporto umano che può nascere anche attraverso un’opera, una pagina, una traccia lasciata da qualcuno.
Perché in quei rami vedo una possibilità di rinascita. Mi colpisce che un uomo segnato da tanta sofferenza abbia saputo esprimere una bellezza così delicata, così aperta alla vita. È questa tensione che volevo portare nel romanzo: la fragilità e, insieme, la capacità di continuare a sperare. Il mandorlo fiorisce quando il freddo non è ancora del tutto passato. Mi sembrava un’immagine capace di parlare anche di noi, dei momenti in cui dobbiamo trovare il coraggio di ricominciare.
Il quaderno apre un percorso di scoperta che coinvolge l’arte, ma anche la crescita di Elias. Mi interessava raccontare che cosa accade quando un ragazzo si avvicina alla vita di un uomo che ha cercato con tanta ostinazione di esprimere ciò che sentiva. Attraverso Vincent, Elias incontra domande che riguardano anche lui: il bisogno di essere compreso, la paura di sentirsi fuori posto, il desiderio di trovare la propria voce. Il mistero accompagna questa ricerca. Al centro, però, c’è il rapporto umano che può nascere anche attraverso un’opera, una pagina, una traccia lasciata da qualcuno.
Van Gogh oltre il mito: l'uomo dietro l’artista
Van Gogh è stato raccontato moltissimo attraverso libri, film, mostre e esperienze immersive. Che cosa pensa si possa ancora scoprire o raccontare di un artista che crediamo di conoscere così bene?
Credo ci sia ancora molto da ascoltare. Conosciamo i suoi quadri più celebri e alcuni episodi della sua vita, ma questa familiarità può darci l’impressione di avere compreso tutto. A me interessa soffermarmi sull’uomo: sui suoi affetti, sulle attese, sul bisogno di avere qualcuno accanto. Il romanzo permette di avvicinarsi a questa dimensione attraverso l’immaginazione, mantenendo chiaro il confine con ciò che sappiamo storicamente. Ogni nuova storia può porre una domanda diversa a Vincent e, attraverso di lui, a noi stessi.
Credo ci sia ancora molto da ascoltare. Conosciamo i suoi quadri più celebri e alcuni episodi della sua vita, ma questa familiarità può darci l’impressione di avere compreso tutto. A me interessa soffermarmi sull’uomo: sui suoi affetti, sulle attese, sul bisogno di avere qualcuno accanto. Il romanzo permette di avvicinarsi a questa dimensione attraverso l’immaginazione, mantenendo chiaro il confine con ciò che sappiamo storicamente. Ogni nuova storia può porre una domanda diversa a Vincent e, attraverso di lui, a noi stessi.
Dalla scrittura ai luoghi: le storie da riscoprire
Il suo romanzo arriva dopo un lungo percorso personale e professionale. Quanto della sua esperienza entra nella scrittura?
Lei è una figura profondamente legata alla Lombardia, una regione con un patrimonio culturale enorme, ma dove spesso l’attenzione si concentra soprattutto su Milano. Quali storie, luoghi o realtà del territorio lombardo pensa meritino oggi di essere raccontati di più?
Van Gogh è diventato anche un'icona pop, dai social alle esperienze immersive: è un modo per avvicinare le persone all'arte o rischia di sovrapporsi all'artista reale?
Se potesse incontrare Vincent Van Gogh per pochi minuti, quale sarebbe la prima domanda che gli farebbe?
Gli chiederei: «Vincent, quando dipingevi riuscivi a sentirti un po’ meno solo?». È una domanda che sento molto vicina al cuore del romanzo. Poi, però, vorrei lasciargli il tempo di rispondere. E mi piacerebbe potergli dire che tante persone, davanti ai suoi quadri, hanno trovato qualcosa che le riguarda, una bellezza capace di accompagnarle. Vorrei che sapesse quanto della sua vita è riuscito ad arrivare fino alla nostra.
Entra molto, anche quando non racconto fatti autobiografici. L’architettura mi ha insegnato a osservare gli spazi, la luce e il modo in cui le persone abitano i luoghi. L’insegnamento mi porta ogni giorno a confrontarmi con i ragazzi, con le loro domande e con sensibilità che spesso gli adulti sottovalutano. Poi ci sono gli affetti, le perdite, l’essere padre. Tutto questo cambia il modo in cui guardo i personaggi. Credo che scrivere significhi anche dare una forma a ciò che abbiamo vissuto e che, magari, stiamo ancora cercando di comprendere.
Partirei dai luoghi che conosco e sento più vicini: Olgiate Olona, Villa Gonzaga, la Valle Olona. Ci sono ville, piccoli centri storici, tracce del paesaggio agricolo e della storia industriale che custodiscono vicende importanti. Penso anche alle fabbriche dismesse: dietro quegli edifici ci sono famiglie, lavoro, migrazioni, cambiamenti sociali. Mi piacerebbe che si raccontasse di più questa Lombardia quotidiana, attraverso le persone che l’hanno costruita e abitata. Conoscere una storia può cambiare il nostro sguardo su un luogo davanti al quale passiamo tutti i giorni.
Può essere un’occasione, se accende una curiosità che poi continua. Un ragazzo può incontrare un quadro sui social e desiderare di vederlo dal vero, leggere una lettera, capire chi fosse l’uomo che lo ha dipinto. Il rischio nasce quando ci fermiamo all’immagine suggestiva, al colore spettacolare o alla fotografia da condividere. Come insegnante, credo che il passaggio decisivo sia accompagnare quella prima emozione con qualche domanda. Dietro un’immagine così conosciuta c’è una persona, con una storia che merita tempo e attenzione.
Gli chiederei: «Vincent, quando dipingevi riuscivi a sentirti un po’ meno solo?». È una domanda che sento molto vicina al cuore del romanzo. Poi, però, vorrei lasciargli il tempo di rispondere. E mi piacerebbe potergli dire che tante persone, davanti ai suoi quadri, hanno trovato qualcosa che le riguarda, una bellezza capace di accompagnarle. Vorrei che sapesse quanto della sua vita è riuscito ad arrivare fino alla nostra.
12 ottobre 2026
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