Perché fingiamo di capire l’arte: i 5 tipi di visitatori, quale sei tu?
Vi è mai capitato di annuire davanti a un'opera d'arte senza capirla? Ci sono il professore improvvisato, l'emotivo che dice "mi ha cambiato la vita", l'influencer che fotografa tutto, il cinico e poi c'è il vero estimatore: scopri a quale categoria appartieni davvero
Perché fingiamo di capire l'arte I 5 tipi di visitatori delle mostre (Immagine: AI)
15 maggio 2026
Perché fingiamo di capire l’arte (anche quando non ci dice niente)
Vi è mai capitato di fermarvi davanti a un’opera che vi lascia perplessi e, invece di ammetterlo, annuire con aria profonda e pensosa? Succede a tantissimi, specialmente in questi giorni visitando la Biennale Arte 2026 di Venezia: In Minor Keys o altre grandi mostre in corso.
Ma perché lo facciamo? La psicologia ha diverse spiegazioni. C’è la paura del giudizio sociale: nessuno vuole passare per ignorante o superficiale. C’è il bisogno di appartenenza a un gruppo e c’è un pizzico di insicurezza davanti alla cosiddetta cultura alta. Fingere di capire diventa così una piccola recita in cui vogliamo apparire a tutti i costi intelligenti, sensibili e sofisticati. E poi, se un’opera è esposta in un luogo prestigioso o costa migliaia di euro, il nostro cervello tende automaticamente a valorizzarla. Anche quando dentro di noi pensiamo: “Sembra fatta da un bambino”.
Nell’era dei like e delle reaction sentiamo di dover avere subito un’opinione. L’arte però, specie quella contemporanea, è spesso ambigua, ermetica, provocatoria. Non sempre ha un significato nascosto da decifrare. A volte vuole solo scuoterci, emozionarci, infastidirci o farci provare qualcosa. E anche il sentirsi confusi è una reazione legittima.
I 5 tipi di visitatori che si incontrano alle mostre
Osservando i visitatori alle mostre si riconoscono chiaramente alcuni archetipi ricorrenti: ecco i 5 più comuni.
- Il professore improvvisato: spara paroloni e frasi a effetto, ma in realtà ha appena letto la didascalia dell’opera.
- L’emotivo: guarda le opere con occhi lucidi e dice frasi come: “Mi ha cambiato la vita”.
- L’influencer: sa già cosa deve piacere e cosa no prima ancora di entrare alla mostra e, una volta dentro, scatta foto da qualsiasi angolazione. Di guardare davvero le opere, però, non se ne parla nemmeno!
- Il cinico: si aggira per musei e gallerie, spesso con senso di superiorità, e pensa: “Poteva farlo anche mio figlio di 5 anni”.
- Il vero estimatore: osserva in silenzio e si ferma solo davanti a ciò che lo colpisce davvero. Non sente il bisogno di spiegare tutto e ammette serenamente quando un'opera non gli dice niente.
La bellezza di non fingere
Ironia a parte, il bello dell’arte è proprio questo: non bisogna per forza capire tutto. Non è un’interrogazione a scuola né un test di intelligenza. A volte è solo una sensazione, un fastidio, un’attrazione inspiegabile, un ricordo che affiora o un’emozione che non sappiamo spiegare. Ammettere tranquillamente “non mi dice niente” o “non ho capito” non è un fallimento. È forse l’approccio più onesto e maturo che possiamo avere.
In un mondo che ci spinge ad avere un’opinione su tutto e subito, concedersi il lusso di non capire è quasi un piccolo atto di libertà. La prossima volta che vi trovate davanti a un’opera che vi confonde, provate a fare una cosa semplice: respirate, espirate e chiedetevi solo “cosa sento?” invece di “cosa dovrei capire?”. Potrebbe essere il modo più bello e sincero di trovarsi davanti a un’opera d’arte.
Veronica Elia
Veronica Elia
15 maggio 2026
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