Hamnet - Nel nome del figlio, la recensione del film di Chloé Zhao tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell
“Il cinema ieri e oggi” a cura di Claudio De Marco.
Uno dei migliori film dell’anno che esplora il lutto di William Shakespeare per la morte del figlio e la nascita del dramma Amleto
Hamnet o Amleto?
La forza di una madre
Ciò che il film enfatizza, più del rapporto paterno tra Shakespeare e suo figlio, è il rapporto materno. Infatti, la protagonista assoluta del film è Agnes, la moglie del poeta, qui magistralmente interpretata da una Jessie Buckley in stato di grazia (tale ruolo le è valso l’Oscar 2026 come miglior attrice protagonista). La scelta di voler rendere la figura della madre così centrale all’interno della pellicola ci permette di scoprire, sotto una luce completamente diversa, la donna che si cela dietro non solo a Shakespeare, ma ad ogni altro grande uomo.
Negli altri film del genere, in cui si raccontano le vicende di personaggi realmente esistiti, non si può non notare, infatti, che la controparte femminile a cui si lega il protagonista, interagisce soltanto quando in scena è presente anche il più celebre personaggio maschile. La donna coprotagonista viene sempre descritta come una moglie-madre che supporta il proprio uomo e che bada alla casa e ai figli, piuttosto che come un personaggio che è in grado di interagire fuori dalla bolla di vita del proprio partner. Ella, in poche parole, vive solo dietro l’ombra del marito, il quale è sempre il protagonista assoluto della scena.
Invece, in questo film, alla figura femminile non viene data solo la possibilità di emergere ma anche quella di poter uscire dai classici canoni di moglie e madre, diventando ella stessa protagonista assoluta del film.
L’addio di un padre
Voto: 4 stelle su 5
Claudio de Marco
Ascolta Radio Free Music
Pubblicità






