Hamnet - Nel nome del figlio, la recensione del film di Chloé Zhao tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell

“Il cinema ieri e oggi” a cura di Claudio De Marco.
Uno dei migliori film dell’anno che esplora il lutto di William Shakespeare per la morte del figlio e la nascita del dramma Amleto

Hamnet o Amleto?

Chi è davvero Hamnet e qual è il suo legame con l’Amleto, il capolavoro di Shakespeare? La risposta è abbastanza semplice quanto tragica. Hamnet è il nome dell’unico figlio maschio di William Shakespeare, morto a soli 11 anni. La morte del bambino ha ispirato suo padre nella creazione della sua opera più celebre, “l’Amleto”, che ancora oggi è considerato uno dei più grandi capolavori letterari e teatrali della storia. Se nella realtà non si conoscano esattamente quali siano state le cause improvvise della morte del piccolo Hamnet, nel film la sua morte viene descritta più come un sacrificio, che come una tragica fatalità. Infatti, nel film il piccolo sembra voler rinunciare alla sua stessa vita nel tentativo di salvare l’amata sorella gemella, la quale a sua volta stava morendo a causa di un terribile morbo. La scena della morte del piccolo avviene proprio nel mezzo del film: in essa si ritrae la figura del bambino, a notte fonda, che abbraccia la sorella oramai morente. Hamnet, non potendo sopportare la sofferenza della sorella, chiede a Dio di risparmiarla offrendosi al suo posto. Il mattino seguente avvengono un miracolo e una tragedia: la bambina si è ripresa dalla malattia che la stava uccidendo, ma ha trasmesso il suo grave male al fratello, Hamnet, che le dormiva accanto e che non è riuscito a superare la notte. Da quel tragico evento nascerà un’opera teatrale immortale che servirà a ricordare la vita, seppur breve, di una creatura potente e alta.

La forza di una madre

Ciò che il film enfatizza, più del rapporto paterno tra Shakespeare e suo figlio, è il rapporto materno. Infatti, la protagonista assoluta del film è Agnes, la moglie del poeta, qui magistralmente interpretata da una Jessie Buckley in stato di grazia (tale ruolo le è valso l’Oscar 2026 come miglior attrice protagonista). La scelta di voler rendere la figura della madre così centrale all’interno della pellicola ci permette di scoprire, sotto una luce completamente diversa, la donna che si cela dietro non solo a Shakespeare, ma ad ogni altro grande uomo.

Negli altri film del genere, in cui si raccontano le vicende di personaggi realmente esistiti, non si può non notare, infatti, che la controparte femminile a cui si lega il protagonista, interagisce soltanto quando in scena è presente anche il più celebre personaggio maschile. La donna coprotagonista viene sempre descritta come una moglie-madre che supporta il proprio uomo e che bada alla casa e ai figli, piuttosto che come un personaggio che è in grado di interagire fuori dalla bolla di vita del proprio partner. Ella, in poche parole, vive solo dietro l’ombra del marito, il quale è sempre il protagonista assoluto della scena.

Invece, in questo film, alla figura femminile non viene data solo la possibilità di emergere ma anche quella di poter uscire dai classici canoni di moglie e madre, diventando ella stessa protagonista assoluta del film.

L’addio di un padre

«La morte di un figlio è un dolore che consuma lentamente il cuore, ma il filo invisibile che ci lega non si spezzerà mai»

L’Amleto, essendo un’opera drammatica scritta in ricordo del figlio, viene vista dall’autore/padre non tanto come una rielaborazione del lutto, quanto piuttosto come un modo per poter salutare il figlio un’ultima volta. Infatti, durante la scena della morte del piccolo, lo scrittore non è presente, a causa dei continui viaggi in città che lo portano a doversi allontanare spesso dalla famiglia. Il pensiero di non esserci stato nel momento della scomparsa del figlio lo logora profondamente e crea una frattura profonda nel rapporto con la moglie.

Il padre, affranto, decide quindi di mettere tutta la sofferenza che prova sulla scena, dando a se stesso la possibilità non solo di sfogarsi ma anche di riuscire a realizzare il desiderio che il piccolo Hamnet gli aveva rivelato, ovvero quello di diventare da grande un attore e recitare negli spettacoli del padre. Così William decide di realizzare il sogno del figlio ormai scomparso, scritturando un protagonista che porti il suo nome e che lo mostri come sarebbe diventato una volta adulto. In questa catarsi, Agnes assiste da spettatrice dapprima disperata ma sempre più intimamente protagonista della rappresentazione scenica e i due genitori riusciranno, in un dialogo inespresso, a dire addio al loro bambino.

Nella scena finale del film, in cui il protagonista dell’Amleto durante l’ultimo atto dello spettacolo recita la propria morte, un gran numero di persone che erano andate ad assistere allo spettacolo, tra queste la stessa Agnes, si avvicinano con la mano al protagonista per fargli capire in un modo dolce e gentile che egli non è da solo e mai lo sarà. In quello stesso momento in cui il personaggio dell’Amleto muore, Shakespeare vede il suo stesso figlio Hamnet: lo saluta, finalmente rasserenato, nella speranza che egli possa un giorno rincontrarlo.

Voto: 4 stelle su 5


Claudio de Marco

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