Milano, al Politecnico la mostra “Taking Care”: l’architettura racconta la cura

Un viaggio tra storia, innovazione e futuro degli spazi sanitari allo Spazio Guido Nardi fino al 12 giugno

Un percorso che attraversa secoli di storia per raccontare come l’idea di “prendersi cura” si sia trasformata nel tempo, fino alle moderne strutture sanitarie. Ha aperto i battenti allo Spazio mostre Guido Nardi del Politecnico di MilanoTaking Care. I segni del cambiamento”, esposizione di Cultura Politecnica che indaga il rapporto tra architettura e salute, mettendo in luce il ruolo degli spazi della cura nel modellare la relazione tra corpi, città e sistemi sanitari.

Promossa dalla Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni (AUIC), la mostra è curata dal docente Stefano Capolongo e dalla ricercatrice Pilar Guerrieri e propone un excursus che va dalle pratiche rituali e comunitarie del passato fino agli ambienti contemporanei, sempre più tecnologici e orientati ai dati. Attraverso casi studio storici, progetti attuali e sperimentazioni, il percorso invita a riflettere su come l’innovazione, la ricerca e l’ascolto dei bisogni reali possano ridefinire il concetto stesso di cura.

Al centro della riflessione c’è il valore dell’architettura come strumento capace di accogliere, rigenerare e generare nuove prospettive. Gli spazi sanitari diventano così una sintesi delle principali istanze sociali, culturali e tecnologiche, aprendo a scenari progettuali che intrecciano sostenibilità, inclusività e benessere psico-fisico.

«Progettare un’infrastruttura sanitaria significa oggi ripensare il ruolo stesso dell’architettura: non più soltanto risposta a esigenze funzionali, ma espressione di una responsabilità sociale, etica e civile – spiega Stefano CapolongoIn un’epoca di profonde trasformazioni globali, le architetture per la salute si configurano come un laboratorio di sperimentazione, in cui discipline diverse convergono per immaginare futuri possibili orientati non solo alla cura della malattia, ma alla promozione di un benessere autenticamente olistico».

Il percorso espositivo si sviluppa attorno a cinque “segni”, ispirati al pensiero dello studioso Jacques Attali, che rappresentano altrettante fasi e dimensioni della cura: dalla dimensione sacra e comunitaria, alla centralità del corpo, fino all’affermazione dell’ospedale come infrastruttura tecnica, per arrivare all’era dei dati e agli scenari futuri legati alle tecnologie avanzate. Non una successione lineare, ma una stratificazione di modelli che continuano a convivere e a influenzarsi.

La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 12 giugno presso il Campus Leonardo, con apertura dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19, offrendo al pubblico un’occasione per interrogarsi su come e dove si costruisce oggi il concetto di cura.
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