Essere riconoscibili: la vera sfida per emergere oggi

Un’analisi lucida di Paolo Avanzi tra comunicazione, creatività e identità in un mondo saturo di messaggi

Sembra paradossale che, con tutte le opportunità e i mezzi disponibili oggi per chi vuole esprimere la propria personalità, sia sempre più difficile emergere. Questo vale in tutti i campi della creatività, dall’arte alla letteratura, dalla musica allo spettacolo.

Quando ancora non esisteva internet e la comunicazione procedeva a passo di lumaca, farsi notare era relativamente semplice. Non c’era quel bombardamento mediatico che oggi non ci dà tregua. La televisione era limitata ad uno o due canali RAI. La diffusione delle informazioni avveniva tramite la carta stampata o ancora meglio con il passaparola.

Gli ottantenni di oggi ricordano con rimpianto i tempi andati: se eri un buon pittore ti bastava una mostra personale in una buona galleria per vendere; se pubblicavi un libro eri già una mezza celebrità anche senza approdare a grandi case editrici; se eri un bravo attore riempivi i teatri con la tua compagnia per giorni e giorni…

Il tutto senza spendere un soldo di pubblicità, al massimo qualche manifesto stampato da una tipografia.

Chiaramente erano altri tempi in cui c’erano meno artisti, scrittori, attori… e in cui stranamente c’era più curiosità intellettuale, più voglia di leggere e aprirsi al mondo. Verrebbe da pensare che sia la sovrabbondanza di offerta culturale a generare l’apatia generalizzata che riscontriamo oggi. Forse si pubblicano troppi libri, ci sono troppi spettacoli, troppe mostre e questo può creare un senso di disorientamento.

Un rimedio a tutto ciò? Se non un rimedio, almeno un suggerimento. Di fronte alla sovrabbondanza di proposte… cercare di dare una identità al proprio messaggio. Occorre mettersi nei panni di chi ti ascolta e ti vede. A parte i soliti noti che vediamo sempre in televisione (cantanti, attori ecc.) quanti rimangono nella testa del pubblico? Non basta il talento, la bella voce, il bel libro… a farti ricordare.  Essere bravi oramai lo si dà per scontato. Basta vedere i tanti talent show in cui si susseguono bravissimi artisti che dopo la loro performance di due minuti finiscono nel dimenticatoio. L’unica speranza è di offrire qualcosa di particolare, di unico che altri non sanno fare o non hanno pensato di fare.

Non è neppure detto che l’unicità della propria performance ti garantisca il successo, ma almeno ti sei fatto notare.

D’altra parte se pensiamo ai musicisti e agli artisti che possiamo ricordare, hanno tutti un qualcosa di particolare, una caratteristica che, nel bene o nel male, ce li hanno resi appunto riconoscibili tra le migliaia di altri pur bravi.

Però non deve risultare qualcosa di artefatto, perché il pubblico se ne accorge se è una maschera quella che indossa l’artista. Deve essere qualcosa di autentico e naturale come emanazione della propria personalità. Mi vengono in mente attori come Massimo Troisi o Alberto Sordi, amati dal pubblico perché sentiti come naturali, nonostante ci saranno stati sicuramente anni e anni di studio e applicazione, dietro le loro performance.

Forse è meno complicato di quello che sembra. Dato che ogni persona è diversa dall’altra, sia fisicamente sia mentalmente, occorre tirare fuori questa unicità e crederci fino in fondo.

Paolo Avanzi


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