Editoriale - Cibo

Un fenomeno che nel corso della storia dell'uomo è stato, e per certi versi è tutt'ora, una costante eterna, è il banchetto. In origine manifestazione alimentare di riti, culti o festività, il banchetto vede il drastico mutare dei suoi contenuti col tardo Medioevo. Col transitare da XIV a XV secolo questa consuetudine cristallizza i suoi moventi, primo fra tutti valorizzare l'anfitrione, il principe o nobile di turno che mette a disposizione le sue mura domestiche per consumare alimenti in compagnia dei membri degli ordini sociali a lui referenti. Si può ben dire che un ricco banchetto, ossequioso dei cerimoniali e delle etichette, pieno di ospiti importanti e colmo di leccornie era un valido strumento per esaltare l'immagine del signore in cerca di maggior prestigio.

�Photo. R.M.N. / R.-G. Oj�da

Questo è quanto accade nel codice miniato Très Riches Heures du Duc de Berry (1412-1416) dei fratelli Limbourg, in particolare nella pagina dedicata al mese di Gennaio. Il codice era l'equivalente di un odierno calendario, che in realtà aveva anche la funzione di scandire la liturgia quotidiana delle ore. Infatti, una parte del libro è dedicata alla preghiera, mentre l'altra contiene le dodici miniature dei mesi dell'anno.

Nella pagina di Gennaio viene rappresentata una scena di banchetto nel castello del duca Jean de Berry, un Valois. Lo si può ammirare in tutto il suo sfarzo blu e dorato al centro del tavolo apparecchiato. Uno stuolo di probabili familiari, principi, prelati e dignitari riempiono lo spazio sulla pagina esaltando il ruolo accentratore del prestigio del duca. Tuttavia, a darci indizi sull'alimentazione tipica dell'epoca sono il tavolo e le portate servite.

È possibile distinguere tre piatti con delle specie di “pizze” grigie rotonde, molto probabilmente l'apporto di carboidrati che nel periodo medievale non mancava quasi mai. Le farinate, le polente, ma soprattutto il pane, subirono tra i secoli VII e XI un incremento di consumo del 120% nelle diete medie degli abitanti europei. A catturare l'attenzione dell'osservatore sono però i due vassoi stracolmi di carne, a sinistra e a destra dei due commensali rivolti di spalle a centro tavola: nel vassoio di sinistra sembra di intravedere dei volatili, probabilmente delle quaglie o delle allodole, mentre in quello di destra si riconoscono le figure di piccoli mammiferi, riconducibili a roditori di dimensioni medio-grandi come potevano essere gli istrici.

La carne era sicuramente il cibo che vedeva più palati aristocratici che poveri, visto che poteva costare anche il quadruplo del pane, tuttavia il suo consumo non è da considerarsi un'esclusiva nobiliare. Nel medioevo, monaci e canonici -gli uni sacerdoti dei monasteri fondati da un privato e gli altri sacerdoti di chiese, conventi o monasteri “pubblici”, sotto la direzione del vescovo- erano spesso in conflitto fra loro. Il vescovo pacificava le fazioni rivali attraverso la condivisione di un pranzo comune: erano obbligatori almeno uno o due piatti di carne, cucinati con spezie -per coprire i sapori cattivi, probabilmente frequenti nella preparazione delle carni. Ancora, nei contratti agrari era specificato che se il conduttore di una tenuta avesse portato personalmente i frutti della terra al proprietario terriero, questi gli avrebbe dovuto offrire il pranzo, composto da carne con spezie e vino. I mezzadri della fine del XIII secolo, per fornire alla loro comunità di riferimento i capponi e le uova per la celebrazione di Ognissanti, erano autorizzati da contratto a tenere nel podere tutto il pollame che volevano, provvedendo così in parte all'approvvigionamento personale delle proteine animali.

Ciò che era difficile da ottenere per tutti gli strati sociali era la carne bovina, visto l'enorme impegno richiesto nell'allevamento delle mandrie e il valore agricolo-caseario di buoi e vacche. Più frequente era la carne ovina e suina, inoltre il maiale, ancora molto vicino geneticamente al cinghiale, fu determinante nel segnare un momento di passaggio nella storia dell'allevamento al volgere del medioevo: l'avvento dei porcili nell'ambito dei poderi fu sintomatico del cambiamento nello sfruttamento di un animale così “selvatico” come era il maiale, fino a un momento prima libero di nutrirsi ovunque trovasse cibo, soprattutto nei boschi -luogo principale in cui si sfamava- e ora nutrito dai mezzadri all'interno del proprio recinto.

Sempre dai contratti agrari emerge che anche le uova e le leguminose avevano un ampio utilizzo, visto che erano richiesti spesso nei canoni in natura assieme agli altri prodotti della terra.

Il cibo ha scansionato attivamente i periodi storici, al punto da condizionarne i contenuti, a partire dalla vita quotidiana degli uomini. Il cambiamento nell'alimentazione, comunque conseguenza di altri eventi contingenti, ha segnato profondamente momenti di transizione come tra tarda antichità e alto medioevo, tra età moderna e quella contemporanea. Ogni volta che si verificava un'invasione, una guerra, una nuova configurazione politico-territoriale, l'alimentazione era in prima linea, pronta a entrare in scena con nuovi abiti adatti all'esigenza sociale del momento. Il cibo è stato uno dei compagni di vita più longevi ed eclettici dell'uomo in tutta la sua storia. 

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