Il calcio non è più soltanto un gioco: cosa ci hanno lasciato questi Mondiali
Tra politica, interessi economici, identità nazionali e business miliardari, una riflessione sul calcio contemporaneo prende spunto dal libro Clamoroso ai Mondiali di Matteo Bruschetta, prefazione di Giuseppe Pastore, che racconta il lato meno conosciuto della Coppa del Mondo
22 luglio 2026
Sembra, anzi, è passato un secolo da
quando i Mondiali di calcio erano un gioco come tanti di puro
divertimento. Oramai gli interessi politici ed economici sono tanti e
tali che l’aspetto sportivo è passato in secondo ordine. Una
squadra nazionale è finita col diventare l’emblema della nazione
stessa. Per cui se vince è la stessa nazione ad esaltarsi con
manifestazioni di piazza, se perde è una catastrofe collettiva.
In questi Mondiali si è messo di mezzo pure il
presidente degli Stati Uniti per “raccomandare” addirittura la
cancellazione di un provvedimento di espulsione di un calciatore. Con
le ovvie proteste da parte di dirigenti delle federazioni
calcistiche.
Insomma il calcio è diventato un
affare di stato. Tanto che dietro la nomina di un allenatore di una
nazionale pare si muovano pure ministri e sottosegretari.
Ma se è così, verrebbe da pensare,
perché non risolvere con una bella partita di calcio i conflitti tra
nazioni? Risparmieremmo almeno parecchie vite umane e fondi che si
potrebbe destinare alla fame nel mondo piuttosto che a comprare armi.
Dopo tutto questo bailamme c’è la
sensazione che si sia perso il senso della misura. Dopo tutto stiamo
parlando di una sfera di cuoio presa a calci da una ventina di baldi
giovani in un campo di calcio. Il che è quanto esattamente avviene
nei campi degli oratori. Là i giocatori saranno anche molto meno
bravi tecnicamente, ma la sostanza in fondo è la stessa. Di qui una
riflessione, non nuova certamente, ma che nelle menti non soggiogate
dal furore agonistico viene spontanea: è giusto che ragazzi di
vent’anni si becchino ingaggi plurimilionari per due ore di calcio
alla settimana mentre la stragrande maggioranza dei lavoratori arriva
a stento a fine mese?
La cosa paradossale è che sono gli
stessi “poveri” lavoratori a foraggiare il portafoglio dei
fortunati “top players” comprando i biglietti per vederli allo
stadio o pagando abbonamenti sulla varie piattaforme online, senza
parlare del calcio scommesse che rappresenta un altro business
miliardario.
A questa logica sembra non esserci
rimedio, per il semplice fatto che sono una esigua minoranza le
persone che non si lasciano contagiare dal tifo calcistico. Per lo
più sono donne (guarda caso) con istruzione mediamente elevata che
di fronte ad un pallone che rotola da una parte all’altra del campo
si annoiano mortalmente.
Sta di fatto che anche i discorsi
che si sentono al bar o nelle tribune sportive non sembrano indici di
menti troppo raffinate.
Ma non voglio fare di ogni erba un
fascio. Più che il calcio in sé varrebbe la pena di considerare con
occhio attento tutto ciò che ci gira attorno, da un punto di vista
antropologico. Se è vero che il calcio sta assumendo una valenza
sempre più sociale e politica, legando le sue fortune a quelle della
nazione che rappresenta, ecco che si apre una prospettiva di indagine
interessante, anche per chi il calcio in sé non lo ama
particolarmente.
Mondiali di calcio 1934
A questo proposito vorrei citare un
libro di recente pubblicazione “Clamoroso
ai Mondiali” di Matteo
Bruschetta, con la prefazione di Giuseppe Pastore, che
si può acquistare su Amazon.
L'autore è un giornalista
sportivo che da anni si dedica ad esaminare il mondo del pallone
secondo una prospettiva inconsueta e quanto mai stimolante. Pur non
perdendo di vista il fenomeno calcistico sul piano tecnico, Matteo
Bruschetta ama concentrarsi su episodi “secondari” nei Mondiali
di Calcio ma non per questo trascurabili. In particolare nel suo
ultimo libro, l’autore si sofferma sulle sconfitte di nazionali
blasonate ad opera di nazionali di paesi minori (calcisticamente
parlando). Il caso più eclatante è stata la sconfitta della
nazionale italiana ad opera della Corea del Nord nei Mondiali del
1966. Un evento eclatante che ha lasciato un segno nella memoria
collettiva non solo a livello calcistico.
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Questo “Clamoroso ai Mondiali”
merita di essere letto anche per una serie di retroscena e aneddoti
che vanno al di là dell’aspetto tecnico per offrire al lettore una
prospettiva più ampia di inquadramento del fenomeno calcistico.
In definitiva mi pare questa la
chiave di lettura più convincente per approcciarsi al mondo del
pallone. Ritornare alle origini, prenderlo cioè per quello che era e
dovrebbe tornare ad essere, un divertimento svincolato da tutti
quegli interessi che ne hanno snaturato lo spirito giocoso. Il che
ancora sopravvive, a mio modesto avviso, nella partitelle amatoriali
tra scapoli e ammogliati.
Paolo Avanzi
Italia - Corea del Nord mondiali 1966 Italia - Corea del Nord mondiali 1966
22 luglio 2026
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