Il calcio non è più soltanto un gioco: cosa ci hanno lasciato questi Mondiali

Tra politica, interessi economici, identità nazionali e business miliardari, una riflessione sul calcio contemporaneo prende spunto dal libro Clamoroso ai Mondiali di Matteo Bruschetta, prefazione di Giuseppe Pastore, che racconta il lato meno conosciuto della Coppa del Mondo

Sembra, anzi, è passato un secolo da quando i Mondiali di calcio erano un gioco come tanti di puro divertimento. Oramai gli interessi politici ed economici sono tanti e tali che l’aspetto sportivo è passato in secondo ordine. Una squadra nazionale è finita col diventare l’emblema della nazione stessa. Per cui se vince è la stessa nazione ad esaltarsi con manifestazioni di piazza, se perde è una catastrofe collettiva.

In questi Mondiali si è messo di mezzo pure il presidente degli Stati Uniti per “raccomandare” addirittura la cancellazione di un provvedimento di espulsione di un calciatore. Con le ovvie proteste da parte di dirigenti delle federazioni calcistiche.

Insomma il calcio è diventato un affare di stato. Tanto che dietro la nomina di un allenatore di una nazionale pare si muovano pure ministri e sottosegretari.

Ma se è così, verrebbe da pensare, perché non risolvere con una bella partita di calcio i conflitti tra nazioni? Risparmieremmo almeno parecchie vite umane e fondi che si potrebbe destinare alla fame nel mondo piuttosto che a comprare armi.

Dopo tutto questo bailamme c’è la sensazione che si sia perso il senso della misura. Dopo tutto stiamo parlando di una sfera di cuoio presa a calci da una ventina di baldi giovani in un campo di calcio. Il che è quanto esattamente avviene nei campi degli oratori. Là i giocatori saranno anche molto meno bravi tecnicamente, ma la sostanza in fondo è la stessa. Di qui una riflessione, non nuova certamente, ma che nelle menti non soggiogate dal furore agonistico viene spontanea: è giusto che ragazzi di vent’anni si becchino ingaggi plurimilionari per due ore di calcio alla settimana mentre la stragrande maggioranza dei lavoratori arriva a stento a fine mese?

La cosa paradossale è che sono gli stessi “poveri” lavoratori a foraggiare il portafoglio dei fortunati “top players” comprando i biglietti per vederli allo stadio o pagando abbonamenti sulla varie piattaforme online, senza parlare del calcio scommesse che rappresenta un altro business miliardario.

A questa logica sembra non esserci rimedio, per il semplice fatto che sono una esigua minoranza le persone che non si lasciano contagiare dal tifo calcistico. Per lo più sono donne (guarda caso) con istruzione mediamente elevata che di fronte ad un pallone che rotola da una parte all’altra del campo si annoiano mortalmente.

Sta di fatto che anche i discorsi che si sentono al bar o nelle tribune sportive non sembrano indici di menti troppo raffinate.

Ma non voglio fare di ogni erba un fascio. Più che il calcio in sé varrebbe la pena di considerare con occhio attento tutto ciò che ci gira attorno, da un punto di vista antropologico. Se è vero che il calcio sta assumendo una valenza sempre più sociale e politica, legando le sue fortune a quelle della nazione che rappresenta, ecco che si apre una prospettiva di indagine interessante, anche per chi il calcio in sé non lo ama particolarmente.

Mondiali di calcio 1934

Mondiali di calcio 1934

A questo proposito vorrei citare un libro di recente pubblicazione “Clamoroso ai Mondiali” di Matteo Bruschetta, con la prefazione di Giuseppe Pastore, che si può acquistare su Amazon.

L'autore  è un giornalista sportivo che da anni si dedica ad esaminare il mondo del pallone secondo una prospettiva inconsueta e quanto mai stimolante. Pur non perdendo di vista il fenomeno calcistico sul piano tecnico, Matteo Bruschetta ama concentrarsi su episodi “secondari” nei Mondiali di Calcio ma non per questo trascurabili. In particolare nel suo ultimo libro, l’autore si sofferma sulle sconfitte di nazionali blasonate ad opera di nazionali di paesi minori (calcisticamente parlando). Il caso più eclatante è stata la sconfitta della nazionale italiana ad opera della Corea del Nord nei Mondiali del 1966. Un evento eclatante che ha lasciato un segno nella memoria collettiva non solo a livello calcistico.

Clamoroso ai Mondiali.

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Questo “Clamoroso ai Mondiali” merita di essere letto anche per una serie di retroscena e aneddoti che vanno al di là dell’aspetto tecnico per offrire al lettore una prospettiva più ampia di inquadramento del fenomeno calcistico.

In definitiva mi pare questa la chiave di lettura più convincente per approcciarsi al mondo del pallone. Ritornare alle origini, prenderlo cioè per quello che era e dovrebbe tornare ad essere, un divertimento svincolato da tutti quegli interessi che ne hanno snaturato lo spirito giocoso. Il che ancora sopravvive, a mio modesto avviso, nella partitelle amatoriali tra scapoli e ammogliati.

Paolo Avanzi

Italia - Corea del Nord mondiali 1966

Italia - Corea del Nord mondiali 1966 Italia - Corea del Nord mondiali 1966

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