Addio a Camillo Di Monte, l’uomo che trasformò cultura, scrittura e passione rossonera in un racconto collettivo
È morto a 56 anni Camillo Di Monte, conosciuto nel mondo editoriale con lo pseudonimo Nosia Boronali: scrittore, autore di audiodelitti, promotore culturale ed ex presidente Eurispes Marche
Camillo Di Monte, poliedrico creativo milanista Foto dal Canale facebook Milan Soccer
La morte di Camillo Di Monte, avvenuta sabato 9 maggio all’età di 56 anni, non lascia soltanto un vuoto nel mondo del tifo rossonero online. Con lui se ne va anche una figura culturale poliedrica, capace di attraversare negli anni mondi molto diversi tra loro: la ricerca sociale, la comunicazione, la scrittura indipendente, il racconto del territorio, la promozione culturale e perfino la sperimentazione narrativa audio.
Conosciuto nel panorama editoriale con lo pseudonimo Nosia Boronali, Camillo Di Monte aveva costruito negli anni una produzione culturale personale, originale e difficilmente classificabile. Scriveva libri, ideava racconti, lavorava su progetti creativi e utilizzava il web non soltanto come piattaforma di intrattenimento, ma come luogo di relazione e narrazione.
Negli ultimi anni il grande pubblico lo aveva conosciuto soprattutto grazie al canale YouTube “Milan Soccer”, nato nel 2021 e diventato un punto di riferimento per molti tifosi rossoneri. Ma dietro quei video dedicati al Milan esisteva un universo molto più ampio.
Nosia Boronali, lo scrittore dietro il volto di Milan Soccer
Il nome Nosia Boronali accompagnava da tempo l’attività letteraria di Camillo Di Monte. Uno pseudonimo diventato negli anni una vera identità narrativa parallela, utilizzata per pubblicare libri e racconti capaci di mischiare ironia, introspezione, mistero e passione popolare.
Tra le sue opere più conosciute figurano “La leggenda della storia perfetta”, “Sette colori per sette delitti”, “A spasso per Parigi: Montmartre” e “Viva Milan”. Ma il titolo che più di tutti è rimasto legato alla sua immagine pubblica è “Ma tu ami più me o il Milan?”, libro che rappresentava quasi una dichiarazione autobiografica.
Quel titolo, ironico e provocatorio, era in realtà il manifesto di un uomo che aveva trasformato il tifo calcistico in una forma di racconto emotivo e sociale. Nei suoi libri il calcio diventava spesso un pretesto per parlare di relazioni, identità, amicizie, ossessioni e vita quotidiana.
Gli audiodelitti e la sperimentazione narrativa
Uno degli aspetti meno conosciuti ma culturalmente più interessanti del percorso di Camillo Di Monte riguarda il lavoro sugli audiodelitti e sui racconti narrativi in formato audio. Negli anni aveva infatti sperimentato un modo diverso di raccontare storie, utilizzando YouTube e il digitale non soltanto per il calcio ma anche per produzioni narrative e contenuti legati al mistero e al noir.
Nei suoi audiodelitti emergeva una forte passione per il racconto investigativo, il ritmo della narrazione orale e la costruzione dell’atmosfera. Non semplici letture, ma veri racconti pensati per accompagnare l’ascoltatore dentro storie sospese tra tensione, ironia e immaginazione.
Era una produzione indipendente, artigianale e profondamente personale, coerente con il suo modo di vivere la cultura: accessibile, diretta, popolare ma mai superficiale.
Cultura, territori e promozione del Made in Italy
Ridurre Camillo Di Monte soltanto al ruolo di creator sarebbe profondamente sbagliato. La sua vita professionale è stata infatti attraversata da esperienze importanti nell’associazionismo economico, nella ricerca e nella progettazione territoriale.
Nei primi anni Duemila era stato il più giovane segretario provinciale della Confesercenti d’Italia ad Ascoli Piceno, occupandosi di turismo e sviluppo economico. Successivamente aveva assunto incarichi di rilievo all’Eurispes Marche e aveva collaborato anche nell’area dei Servizi Innovativi di Confindustria Ascoli Piceno.
Il suo lavoro era orientato soprattutto alla lettura dei cambiamenti sociali ed economici dei territori, con particolare attenzione alla formazione, all’innovazione e alla valorizzazione delle imprese.
Negli anni vissuti a Parigi insieme alla prima moglie Vera Mascaretti, scomparsa nel 2017, aveva inoltre sviluppato iniziative dedicate alla promozione della cultura italiana all’estero. Tra queste anche il “Campionato Italiano della Pasta”, progetto nato per raccontare il Made in Italy attraverso gastronomia, turismo e identità culturale.
Il dolore e la forza del racconto
La vita di Camillo Di Monte è stata segnata anche da lutti profondi e ripartenze difficili. Dopo la morte della prima moglie aveva scelto di trasferirsi a Rimini, dove negli ultimi anni aveva ritrovato serenità accanto alla seconda moglie Letizia.
Ed è stata proprio Letizia, attraverso un commovente videomessaggio pubblicato sul canale Milan Soccer, a raccontare l’ultimo anno di lotta contro la malattia.
«Camillo ha lottato per un anno contro una malattia terribile. Ha lottato come un leone».
Nel messaggio ha raccontato anche come, persino durante i ricoveri in oncologia, continuasse a voler registrare video e mantenere vivo il rapporto con la sua community.
Un autore capace di creare comunità
Forse il tratto più forte lasciato da Camillo Di Monte è proprio questo: la capacità di creare comunità attorno ai suoi contenuti. Che parlasse di Milan, di un delitto narrato in audio, di un libro o di un progetto culturale, riusciva sempre a costruire un rapporto diretto con chi lo ascoltava.
Non utilizzava mai un linguaggio distante o accademico. Aveva scelto una cultura popolare, accessibile e profondamente umana. Una cultura fatta di passioni condivise, emozioni, storie quotidiane e relazioni autentiche.
I suoi video, i suoi libri e i suoi audiodelitti resteranno online come traccia concreta di un autore indipendente che aveva trovato nel digitale uno spazio libero per raccontare sé stesso e il mondo che lo circondava.
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