Roberto Capucci e le sue muse: cinquanta abiti al Museo Accorsi-Ometto di Torino

Dal 6 novembre al 28 febbraio la mostra «Roberto Capucci. Vestire le muse», a cura di Silvia Mira, racconta il genio della moda italiana attraverso le donne che hanno indossato le sue creazioni, da Lucia Bosè a Rita Levi Montalcini

Roberto Capucci, abito da sera in raso di seta

Roberto Capucci, abito da sera in raso di seta Roberto Capucci, abito da sera in raso di seta, 1985-1990. Collezione privata

Cinquanta abiti e le donne che li hanno indossati

Torino rende omaggio a uno dei grandi nomi della moda italiana. Dal 6 novembre al 28 febbraio il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, in via Po 55, ospita «Roberto Capucci. Vestire le muse», la mostra curata da Silvia Mira, storica dell'arte e del costume.

Il percorso mette in fila cinquanta abiti e li lega alle donne che li hanno ispirati e indossati: protagoniste del teatro, del cinema, dell'arte, della musica, della scienza e dell'aristocrazia.

Dalle attrici alla scienza

Alcune di loro hanno aperto il proprio guardaroba per l'occasione. È il caso della duchessa Maria Luisa Gaetani d'Aragona, di Marisa, Valentina e Violetta Nasi e di Clementina Marini Clarelli.

Accanto a loro ci sono gli abiti di attrici leggendarie come Silvana Pampanini, Lucia Bosè, Catherine Spaak e Valentina Cortese, delle voci liriche Raina Kabaivanska e Katia Ricciarelli e di una delle menti più luminose del Novecento, Rita Levi Montalcini.

«Roberto Capucci non è uno stilista, non è un sarto. È un artista. Le Muse di Capucci sono coloro in grado di abitare la meraviglia, all'altezza della meraviglia, perché hanno in sé la capacità di comprenderla e di farsi tramite del compimento di un anelito di infinito», spiega la curatrice Silvia Mira.

Una vita tra sartoria e scultura

Nato a Roma nel 1930, Capucci apre il suo primo atelier in via Sistina nel 1950. Il debutto vero arriva a Firenze nel luglio del 1951, alla prima sfilata della nascente moda italiana organizzata dal marchese Giorgini. Nel 1956 Christian Dior lo definisce il miglior creatore di moda italiano: è l'anno del celebre abito Nove gonne. Due anni dopo la Linea a scatola gli vale un premio a Boston.

Negli anni Sessanta apre un atelier a Parigi e sperimenta materiali insoliti, dalla plastica al plexiglas. Dagli anni Ottanta sceglie di uscire dai circuiti tradizionali dell'alta moda e presenta una sola collezione all'anno, in forma di mostra. Nel 1995 porta alla Biennale di Venezia dodici abiti-scultura ispirati ai minerali. Tra le sue creazioni più note ci sono Oceano, per l'Expo di Lisbona del 1998, e i costumi per «Le creature di Prometeo» al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 2020.

La bellezza come filo conduttore

«Io ho bisogno di vedere il bello, ma in tutte le sue manifestazioni, che sia in un quadro o in un brano di musica», ha detto lo stesso Capucci. La mostra invita il pubblico a seguire questo sguardo, dove l'abito diventa bellezza da toccare con gli occhi. L'apertura al pubblico è fissata per venerdì 6 novembre, al Museo Accorsi-Ometto di via Po 55.

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Roberto Capucci, abito da sera in raso di seta

Roberto Capucci, abito da sera in raso di seta Roberto Capucci, abito da sera in raso di seta, 1985-1990. Collezione privata

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