40 anni di vita a Milano vista e vissuta da un immigrato
Come è cambiata Milano negli ultimi quarant’anni? L’opinione di chi ci è arrivato per lavoro e ci sta vivendo per amore e per cultura.
30 agosto 2026
Dopo una laurea in psicologia e un master mi trasferii per lavoro a Milano quarant’anni fa dal Veneto. L’idea era di ritornare nella zona di origine, perché, abituato com’ero alla vita di provincia, mi sentivo soffocare dal trantran frenetico della metropoli. Dopo un paio d’anni cambiò i miei progetti l’incontro con la donna che ho sposato e con cui tuttora vivo. Così la mia esistenza si è assimilata a quella dei tanti milanesi trapiantati a Milano e dintorni.
Ma come è cambiata la città? Il dato che salta più all’occhio è il panorama. La“skyline” che per uno come me, che la guarda dalla periferia, è ancora più evidente. Grattacieli e torri Unicredit e Alianz hanno oscurato il Duomo e gli altri palazzi simbolo della vecchia Milano. Non è solo un fatto estetico. Si tratta di una prospettiva di valori, quelli economici che hanno soppiantato quelli sociali. Milano è diventata una città a misura di uomini d’affari. Ne sono dimostrazione i prezzi delle case che si sono decuplicati, i costi dei servizi, la vita in generale che è diventata carissima, tanto da indurre un fenomeno di remigrazione. Tanti che ritornano nei paesi di origine non riuscendo a pagarsi vitto e alloggio col proprio stipendio.
A farne le spese è la dimensione relazionale che un tempo si alimentava nelle osterie e nei bar cantati da Gaber e Jannacci. Tanti locali che offrivano spensierati momenti di aggregazione sono spariti, sotto la pressione di condizioni di gestione insostenibili.
Mi ricordo, nel quartiere Isola, una ventina d’anni fa una galleria d’arte, la Sassetti, di proprietà di una cooperativa edilizia. In questa galleria si organizzavano mostre di pittura e ci si incontrava per parlare di arte e non solo. Morto il titolare, lo spazio è diventato un ristorante. Questo è solo un esempio di una logica che è sotto gli occhi di tutti. La dimensione locale e storica di botteghe e circoli è stata fagocitata dagli interessi dei grandi gruppi industriali che hanno finito per internazionalizzare ma anche spersonalizzare la natura di Milano. La metropoli resta una realtà accogliente e aperta, a condizione però di accettarne le regole legate al profitto e all’efficienza.
Foto di Eugenio Cuppone da Pixabay
In questo senso la Cultura fa fatica a sostenersi. La storica libreria Hoepli, luogo simbolo della vita milanese, ha chiuso i battenti. Le librerie esistenti fanno i salti mortali per sopravvivere, facendo leva sulla passione dei titolari, considerando che si legge sempre di meno e chi compra lo fa soprattutto online.
Hanno chiuso pure molte gallerie, almeno quelle che esponevano opere di artisti non ancora famosi. Insomma il panorama complessivo, a parte quello dei grattacieli, non è esaltante.
Eppure nonostante tutto le iniziative non mancano per coinvolgere i cittadini. C’è Bookcity per quanto riguarda libri e letteratura, c’è MI-TO per i concerti musicali; molti musei e teatri offrono eventi nuovi e stimolanti. Insomma l’offerta non manca di certo. Il punto è che finché sei fruitore e paghi il biglietto va tutto bene, se invece vuoi farti notare e apprezzare come artista, attore o scrittore il discorso si complica, a meno che non sei famoso e non attiri pubblico per fare cassa.
Paolo Avanzi
Foto di Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay
30 agosto 2026
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