Visti per voi: l’anteprima della mostra Hokusai, Hiroshige e Utamaro

I tre grandi artisti dell’Ukyoe a confronto nelle sale di Palazzo Reale a Milano

Katsushika Hokusai

Katsushika Hokusai La [grande] onda presso la costa di Kanagawa, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa Silografia policroma, 25,9 x 38,5 cm Honolulu Museum of Art

Una grande mostra si apre oggi al pubblico a Palazzo Reale a Milano: essa è parte di un ciclo di eventi dedicati al cento cinquantesimo anniversario della firma del primo trattato di amicizia fra Italia e Giappone.

Alla presenza dell’ambasciatore del Giappone in Italia, sua eccellenza Umemoto, la mostra è stata presentata ai giornalisti e agli addetti ai lavori nella giornata di ieri, ed essi hanno potuto ammirare in anteprima le duecento opere prestate per l’occasione dallo Honolulu Museum of Art, che possiede oltre sedicimila capolavori di arte giapponese, e lo straordinario allestimento, che ha dovuto tenere in considerazione l’estrema fragilità delle xilografie policrome dei tre maestri giapponesi. Trattandosi di opere antiche su carta, si sono dovuti studiare con particolare cura le condizioni di illuminazione, di umidità e temperatura per garantirne la perfetta conservazione. Ciononostante, entrando alla mostra si ha l’impressione di fare l’ingresso in un edificio tradizionale giapponese, d’epoca, con i tradizionali divisori in carta di riso colorata fra stanze diverse e con i pannelli verticali, sempre in carta di riso, che introducono il visitatore all’inizio del percorso. L’allestimento, curato nei minimi dettagli, ha riservato due aree particolari alle Trentasei Vedute del Monte Fuji di Hokusai, con al suo centro la famosissima Grande Onda, e alle Cinquantratrè Stazioni del Tokaido di Hiroshige, rendono ancora più evidente il legame e il percorso anche fisico che lega una xilografia a quella successiva e a tutto l’insieme.

Il percorso espositivo segue un filo narrativo innovativo: i tre artisti sono messi a confronto su alcuni temi importanti nell’Ukyoe, così come erano messi a confronto fra loro e addirittura in concorrenza all’epoca in cui operarono, mentre per alcuni temi è stato scelto quello fra i tre artisti che prevaleva nettamente su tutti gli altri, come nel caso delle Trentasei Vedute del Monte Fuji e delle Cinquantatrè Stazioni del Tokaido: per le prime Hokusai non aveva confronti, così come nelle seconde chi eccelleva era invece Hiroshige; mentre Utamaro era imbattibile nei ritratti di bellezze. Sugli altri temi gli artisti sono messi a confronto a due a due, talvolta anche a tre a tre, e le opere, fisicamente vicine, permettono di cogliere le peculiarità del singolo maestro, peculiarità che rendono ognuno di loro immediatamente riconoscibile, dopo l’osservazione di diverse xilografie di ciascuno.

L’Ukyoe, letteralmente Mondo Fluttuante, è la corrente artistica che si afferma intorno agli anni del primo Trattato di Amicizia Italia-Giappone: la parola, che in passato aveva un significato negativo, legato al pensiero buddhista che insegnava il distacco dalle cose terrene in quanto transitorie, illusorie e di impedimento al raggiungimento dell’illuminazione, con l’avvento del periodo Tokugawa passa ad indicare tutti quei piaceri effimeri che rendono piacevole e interessante l’esistenza: il teatro, la bellezza femminile, i tessuti, la vita nei quartieri di piacere. L’Ukyoe racconta, attraverso l’arte figurativa, la trasformazione culturale che in quegli anni investe la società giapponese, con l’affermarsi della ricca borghesia e dei suoi usi e delle sue abitudini, in contrapposizione con lo stile e la vita samurai.

La mostra, prodotta da MondoMostre Skira, è suddivisa in quattro sezioni principali che illustrano tutti i temi più importanti dell’Ukyoe: gli uomini e gli animali, la leggenda e la storia, i fenomeni naturali quali temporali, la neve e le grandi onde, ma anche i paesaggi rurali e urbani. La curatrice, la professoressa Rossella Menegazzo, è docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale all’Università degli Studi di Milano ed è grande conoscitrice dell’arte giapponese.

Le duecento xilografie policrome e i libri, precursori degli odierni manga tanto amati dai ragazzi, sono prestito della straordinaria collezione del citato Honolulu Museum of Art. Si tratta di opere che hanno influenzato sia l’arte del Giappone, sia quella europea, a partire dall’ammirazione che per essa provarono gli impressionisti, e contrapponendosi all’arte, severa e monocroma, e all’etica samurai con l’idea di un mondo “fluttuante”, fatto di piaceri, di divertimento, e di godimento della vita in ogni suo istante. I maestri giapponesi, a loro volta, subirono l’influenza dell’arte occidentale, e man mano che si procede negli anni, si nota una loro maggiore confidenza con le modalità di rappresentazione della realtà di artisti occidentali, modalità che furono integrate poco alla volta nell’Ukyoe.

Il “mondo fluttuante” si pose anche come veicolo per la creazione di un’identità nazionale più uniforme, in un periodo in cui il Giappone veniva rappacificato e unificato per la prima volta sotto il comando di un unico Shogun, che si insediò a Edo (la futura Tokyo), che diventa, in pochi anni, la capitale più grande del mondo, e nella quale si afferma la nuova cultura borghese, più democratica e dedita ai piaceri mondani di quella più classica, imperiale, che rimase saldamente prevalente a Kyoto, sede dell’impero.

La prima sezione della mostra, Paesaggi e Luoghi Celebri, mette a confronto le opere di Hokusai e Hiroshige: serie di paesaggi in cui essi affrontano temi comuni, con le loro diversità di stile, in formati diversi, voluti dagli editori per scopi commerciali, e sotto l’influenza di tecniche provenienti dall’occidente. Qui incontriamo i Surimono, xilografie di varie dimensioni, a seconda dell’uso al quale erano destinate, che univano pittura e calligrafia, pensate per occasioni particolari. Così assumevano la forma di biglietti augurali, inviti, calendari, immagini da offrire al tempio. Un’opera grafica ante-litteram.

Nella stessa sezione troviamo una serie di opere dedicate all’Ukie, ovvero vedute prospettiche: qui una grande influenza la esercitò la circolazione, iniziata nel tardo Settecento, di incisioni di vedute europee. Notevole, fra le altre, l’Ingresso di Urashima nel palazzo del drago, con il suo soffitto a scacchiera policroma.

Seguono le parti dedicate a Ponti e Cascate, con una memorabile serie di incisioni che ritraggono cascate diversissime fra loro, circondate dall’elemento umano: persone intente a lavorare o fare bagni, costruzioni; seguite dalla serie dedicata a ponti più o meno straordinari: a più sezioni, di barche, sospesi, a tamburo, alcuni degli esempi.

Si entra poi nella parte riservata a Hokusai e alle sue Trentasei Vedute del Monte Fuji: le incisioni straordinarie dell’artista che più eccelse in questo campo, rendendo un paragone con gli altri maestri praticamente impossibile. Ed è per questo motivo che l’area è interamente dedicata alla sua opera, escludendo le stesse vedute ritratte, per esempio da Hiroshige, con l’eccezione di una sua opera al termine delle trentasei, Suruga. Fuji.


Utagawa Hiroshige

Utagawa Hiroshige Suruga. Fuji, dalla serie Collezione di immagini dalle province, 1852 circa Silografia policroma, 17,2 x 25,2 cm Honolulu Museum of Art

Il posto d’onore qui spetta alla famosissima Grande Onda presso la Costa di Kanagawa, anche se molto belle e interessanti sono anche le altre trentacinque incisioni, che ritraggono paesaggi diversi, sia di mare che di terra, con al centro o sullo sfondo sempre l’imponente Fuji.

La prima sezione della mostra non termina qui: è infatti la più imponente di tutta l'esposizione.

Tanto quanto Hokusai fu il leader quasi incontrastato delle vedute del Monte Fuji, Hiroshige lo fu delle Cinquantatrè Stazioni di Posta del Tokaido, ovvero le aree di sosta e ristoro (gli antichi autogrill)sulla lunga via che da Edo portava a Kyoto e viceversa.

Qui l’artista ritrae le stazioni con le loro case da tè, le costruzioni che le caratterizzano, le persone che vi lavorano, ma anche quelle in trantiso e gli eventi, come la Partenza del Damyo. Stazione 2 Shinagawa, nonchè il paesaggio circostante.

Utagawa Hiroshige

Utagawa Hiroshige 41. Narumi. Negozi che vendono i celebri tessuti shibori, dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del T?kaid?, 1848-1849 circa Silografia policroma, 24,6 x 37,2 cm Honolulu Museum of Art

La seconda sezione è dedicata invece alla Tradizione letteraria e vedute celebri, e in essa trovano posto le opere di Hokusai riservate a un pubblico più colto, che guardava ai classici della poesia e della letteratura cinese e giapponese, come Sei Shonagon, e qui vediamo l’arte figurativa, che ritrae luoghi famosi, abbinata a nomi e versi di poeti celebri.

La terza sezione vede contrapposte le xilografie a tema naturalistico, con fiori, uccelli, pesci, insetti, di Hiroshige e Hokusai. É il filone più classico della letteratura giapponese, il Kachoga, ovvero “pittura di fiori e uccelli”. Notevoli sono il Falco e il Cardellino e il ciliegio piangente di Hokusai, in contrapposizione al Ciuffolotto e rose gialle  e ai Papaveri e Passeri, solo per citarne alcuni di Hiroshige.

Katsushika Hokusai

Katsushika Hokusai Cardellino e ciliegio piangente, dalla serie “Piccoli fiori”, 1832 circa Silografia policroma, 25,1 x 18,2 cm Honolulu Museum of Art

Utagawa Hiroshige

Utagawa Hiroshige “Aronia e Ciuffolotto”, 1832 circa Silografia policroma, 36,3 x 17 cm Honolulu Museum of Art

La quarta sezione è interamente dedicata ai temi della bellezza e della sensualità, ritratti in modo insuperabile da Utamaro. Nessuno altro artista dell’Ukyoe è stato altrettanto bravo ne cimentarsi con il soggetto della beltà su rotoli, stampe e libri illustrati, e solo lui è stato in grado di apportare novità tecniche a questo genere di pittura.

Utamaro rivoluzionò il ritratto femminile, introducendo la composizione a mezzo busto, con una forte attenzione estetica per i tessuti, le acconciature, il trucco, ma anche aggiungendovi l’analisi psicologica dei personaggi ritratti, analisi che si rivela nelle espressioni del volto, degli occhi e delle labbra, nonché nelle pose delle mani, delle dita e del collo. Egli ritrasse cortigiane, donne comuni, madri e mogli. Si veda, in particolare, Parata di Donne imperiali e  La festa dei Bambini.

Kitagawa Utamaro

Kitagawa Utamaro La ragazza precoce (Ochappii), dalla serie Varietà di fiori secondo il loro linguaggio, 1802 Silografia policroma, 39,4 x 26 cm Honolulu Museum of Art

La quinta e ultima sezione Manga: Hokusai insegna, vede esposti i quindici volumi di Manga, ovvero i libri e i manuali in cui Hokusai insegnava a allievi e amatori a disegnare gli infiniti soggetti della natura. Egli fu uno dei massimi divulgatori della tecnica pittorica, grazie a questi quindici libri pubblicati fra il 1814 e il 1878, l’ultimo postumo. Nel 1856 alcune pagine usate per incartare delle ceramiche dirette in Francia vennero scoperte e divennero una grande fonte di ispirazione per molti pittori impressionisti.

La mostra si conclude con un negozio dove si può trovare il bellissimo catalogo e un libro su Hokusai dedicato ai bambini, fra le altre cose.

Dove: Milano, Palazzo Reale

Quando: dal 22 settembre 2016 al 29 gennaio 2017

Katsushika Hokusai

Katsushika Hokusai Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose. Schizzi sparsi di Hokusai (Denshin kaishu. Hokusai manga), XIX secolo Silografia policroma: inchiostro nero, inchiostro nero leggero e vermiglio su carta, 22,7 x 32 cm circa Honolulu Museum of Art

Esposizioni a confronto
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08 maggio 2017