Perché tutti parlano dell’Arazzo di Bayeux e, soprattutto, che cos’è davvero?

L’Arazzo di Bayeux è arrivato in Inghilterra dopo quasi mille anni. Ecco cos’è, cosa racconta e perché se ne parla tanto proprio adesso.

Arazzo di Bayeux

Arazzo di Bayeux Che cos'è, cosa racconta e perché ne se ne parla (Fonte: Commons Wikimedia)

Se negli ultimi giorni avete sentito parlare dell’Arazzo di Bayeux senza avere ben chiaro che cosa sia, non siete i soli. Il nome è tornato improvvisamente al centro dell'attenzione internazionale perché uno dei più celebri manufatti medievali d'Europa è arrivato in Inghilterra per la prima volta dalla sua realizzazione, quasi mille anni fa. Dal 10 settembre 2026 all’11 luglio 2027, l’Arazzo di Bayeux sarà infatti esposto al British Museum di Londra in una mostra che si preannuncia come uno degli eventi culturali più importanti dell’anno.

A rendere la notizia ancora più attuale ci hanno pensato anche politica e diplomazia. Il 2 settembre re Carlo III ed Emmanuel Macron hanno visitato insieme l'esposizione, celebrando quello che il sovrano britannico ha definito un simbolo della moderna amicizia tra Francia e Regno Unito.

Ma veniamo alla domanda più semplice: che cos'è l'Arazzo di Bayeux? 

Arazzo di Bayeux: che cos’è e cosa racconta

Partiamo dalle basi. L’Arazzo di Bayeux è un lungo manufatto tessile medievale, realizzato su lino con fili di lana colorata. Misura quasi 70 metri di lunghezza e racconta, attraverso una successione di scene, gli avvenimenti che portarono alla conquista normanna dell’Inghilterra nel 1066.

In realtà, chiamarlo “arazzo” non è del tutto corretto: tecnicamente è un ricamo. Il nome, però, è ormai entrato nell’uso comune e identifica uno dei più importanti documenti visivi arrivati fino a noi dal Medioevo. Le immagini sono accompagnate da iscrizioni in latino e mostrano re, soldati, cavalieri, navi, animali, banchetti e scene di vita quotidiana. Il risultato è sorprendentemente moderno: una storia raccontata per immagini, lunga quasi 70 metri, secoli prima dell’invenzione del cinema e dei fumetti.

La storia di Guglielmo il Conquistatore raccontata con ago e filo

Il protagonista della vicenda è Guglielmo, duca di Normandia, destinato a diventare Guglielmo il Conquistatore. L’Arazzo racconta gli eventi che precedono la sua invasione dell’Inghilterra: il viaggio di Harold Godwinson in Normandia, il rapporto con Guglielmo, la morte di Edoardo il Confessore, l’incoronazione di Harold come re d’Inghilterra e, infine, la spedizione normanna attraverso la Manica.

Il momento decisivo è la battaglia di Hastings, combattuta il 14 ottobre 1066. L'esercito normanno sconfigge quello inglese e Guglielmo conquista il trono. È un passaggio fondamentale della storia inglese, destinato a lasciare conseguenze profonde sulla lingua, sulla cultura e sull'organizzazione politica del Paese.

All’interno dell’Arazzo trovano spazio anche dettagli apparentemente secondari: animali, oggetti, scene di vita quotidiana e figure che ancora oggi alimentano domande e interpretazioni. 

La famosa freccia nell’occhio di Harold: è davvero andata così?

Ed eccoci alla parte che in questi giorni ha riacceso la curiosità intorno all'opera. Probabilmente avete già visto la celebre immagine di Harold colpito da una freccia nell'occhio. È una delle rappresentazioni più famose associate all’Arazzo di Bayeux. Ma c'è un problema: non è affatto certo che l’Arazzo ci dica davvero questo. O, almeno, non in modo così chiaro.

La scena della morte di Harold è accompagnata dall'iscrizione latina “Hic Harold rex interfectus est”, cioè “Qui è stato ucciso il re Harold”. Accanto all'iscrizione compaiono però due figure e l'interpretazione della scena non è così semplice come potrebbe sembrare. Gli studiosi discutono ancora su quale delle due rappresenti Harold e sul ruolo esatto della famosa freccia. La questione è resa ancora più complessa dal fatto che alcuni dettagli potrebbero essere stati modificati nel corso di restauri successivi. Insomma, l'immagine che tutti conosciamo potrebbe non raccontare esattamente ciò che siamo abituati a pensare. Ed è anche questo uno dei motivi per cui l'Arazzo continua a essere studiato quasi mille anni dopo.

L’Arazzo di Bayeux è incompleto: manca il finale

C'è un altro dettaglio che rende l’Arazzo ancora più affascinante: non è completo. La narrazione si interrompe dopo la battaglia di Hastings, mentre gli inglesi sono in fuga. La parte finale è andata perduta e non sappiamo quindi come si sarebbe concluso il racconto. È un po' come avere davanti un film di quasi mille anni fa a cui mancano gli ultimi minuti.

Anche la sua origine continua a suscitare interrogativi. Per molto tempo l'opera è stata associata soprattutto alla Normandia, ma gli studi hanno alimentato il dibattito sul luogo della sua realizzazione, sulla committenza e sul punto di vista adottato nel raccontare la conquista.

Perché l’Arazzo di Bayeux è arrivato a Londra?

L'arrivo dell'Arazzo al British Museum non è un normale prestito per una mostra. Si tratta di un eccezionale scambio culturale tra Francia e Regno Unito, preparato per anni. L'idea di portare l'opera in Gran Bretagna risale al 2018, quando Emmanuel Macron annunciò il progetto. Il prestito era stato inizialmente previsto per il 2022, ma le condizioni di estrema fragilità dell'Arazzo avevano fatto slittare l'operazione. Il museo di Bayeux ha dovuto affrontare importanti lavori e sono state effettuate verifiche per assicurarsi che il manufatto potesse essere trasportato senza rischi.

Ora quel momento è arrivato. In cambio del prestito, il British Museum invierà in Francia alcuni dei suoi pezzi più importanti, tra cui il tesoro di Sutton Hoo e una selezione degli scacchi di Lewis, che saranno esposti in musei della Normandia. Il significato dell'operazione va quindi oltre la singola mostra: è uno scambio di patrimoni che vuole raccontare una storia condivisa e, allo stesso tempo, rafforzare i rapporti tra i due Paesi.

Dalla conquista normanna alla Manica di oggi

Durante la visita al British Museum del 2 settembre, re Carlo III ha fatto riferimento ai “guerrieri che attraversavano la Manica”, parlando naturalmente agli uomini raffigurati nell'Arazzo durante la conquista normanna. La frase, pronunciata alla presenza di Emmanuel Macron, poteva inevitabilmente richiamare alla mente una questione molto più contemporanea: gli attraversamenti della Manica compiuti dai migranti a bordo di piccole imbarcazioni, da anni al centro del dibattito politico tra Regno Unito e Francia.

Il riferimento del sovrano era però storico e simbolico. Carlo ha sottolineato come quella stessa rotta, un tempo associata a invasioni e conflitti, rappresenti oggi uno spazio di scambio culturale e amicizia tra Francia e Regno Unito.

Perché l’Arazzo di Bayeux continua a far discutere?

L'Arazzo di Bayeux è dunque molto più di una lunga striscia di tessuto. È un documento storico, un'opera d'arte, una narrazione per immagini e un oggetto ancora pieno di interrogativi. Non sappiamo con assoluta certezza come interpretare ogni sua scena. Non abbiamo il finale. Possiamo discutere del punto di vista di chi lo realizzò e, ancora oggi, tornare a osservare gli stessi personaggi alla ricerca di nuovi dettagli. Forse è proprio questa la ragione per cui, quasi mille anni dopo, continuiamo a parlarne.

E adesso, se dovesse capitarvi di nuovo di sentire parlare dell’Arazzo di Bayeux, almeno saprete di che cosa si tratta. E potrete dire la vostra senza rischiare… incidenti diplomatici!
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