La prima giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza: l’11 febbraio 2016

Il giorno 11 febbraio 2016 si è celebrata, con un Forum di altissimo livello a New York al Palazzo di Vetro, la prima Giornata Mondiale delle Donne e delle Ragazze nelle Scienze.

I cosiddetti STEM, acronimo che sta per Science, Computing, Engineering and Mathematics, sono le materie che vedono meno partecipazione degli studenti di sesso femminile, e anche le conseguenti professioni.

Un motivo per istituire questa giornata celebrativa e commemorativa del contributo dato da molte scienziate nella storia, nonostante il pregiudizio e la difficoltà nell’accedere agli studi e alle professioni collegate, c’è. Le donne sono, fin dall’antichità, state escluse dall’accesso a certe tipologie di studi e di lavori, più per un pregiudizio che per reali motivazioni: si riteneva e, purtroppo, si ritiene ancora, che vi siano meno portate. Naturalmente tutto discende dall’ancestrale problema dei continui parti e della continua cura riservata alla prole da parte delle donne, che avevano assai poco tempo per potersi dedicare ad altro. Non per nulla nell’antichità le poche studiose che avevano un discreto successo e che davano un grande contributo al sapere universale erano quasi tutte monache, ed è anche per questo motivo, però, che erano quasi sempre relegate all’ambito letterario, al più filosofico.

Nel mondo moderno la schiavitù dettata dall’attività riproduttiva è stata limitata dall’accesso alle moderne tecnologie e medicine, almeno per quanto riguarda i Paesi più benestanti.

Ma se guardiamo la storia anche recente, ancora all'inizio del XX secolo in molti paesi europei alle ragazze era precluso l'accesso alle università ed anche ai licei.

Perciò le donne, escluse dalle università, escluse dall'educazione scientifica, sono emerse là dove potevano emergere: nelle lettere. E questo ha fatto sorgere il pregiudizio secondo cui le donne sarebbero più adatte alle materie letterarie e linguistiche che non a quelle scientifiche. Le stesse ragazze crescono ancora oggi in mezzo a questi pregiudizi e se ne lasciano influenzare, nonostante alla prova dei fatti i dati statistici dicano che le ragazze sono mediamente migliori dei compagni maschi anche nelle materie scientifiche nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, e scelgono le facoltà umanistiche anche contro le loro naturali inclinazioni, contribuendo così a rafforzare i pregiudizi stessi.

Nella storia numerose sono state comunque, nonostante tutto, le donne scienziate: quelle dell’antichità classica ammontano a circa una ventina, fra le quali emerge il nome della matematica Ipazia; solo una decina nel medioevo, e si trovavano soprattutto nei conventi; quasi nessuna tra il 1400 e il 1500; 16 nel 1600; 24 nel 1700, epoca dei Lumi, e 108 nel 1800.

Oggi solo nel campo dell'astronomia quelle note, almeno fra gli addetti ai lavori, sono più di 2000, ed in ogni campo dei sapere le ricercatrici universitarie superano il 50%, con punte dell'80% nelle facoltà umanistiche, del 60% in quelle di scienze biologiche, dal 30 al 40% nelle scienze abiologiche, più dei 50% nelle matematiche, mentre sono ancora al di sotto dei 20% in facoltà come ingegneria e agraria.

Sebbene oggi i contributi delle donne alla scienza vengano riconosciuti, resta il fatto che le scienziate per emergere devono generalmente lavorare di più dei loro colleghi e devono ancora superare numerosi pregiudizi.

Margherita Hack a tal proposito scrisse:
"lo ho avuto la fortuna di avere una famiglia in cui babbo e mamma erano perfettamente eguali, si dividevano i compiti in piena parità, e che non mi hanno mai imposto comportamenti o giocattoli legati a stereotipi sessuali. Anche lo sport che ho praticato per parecchi anni mi ha aiutato a sviluppare quella competitività che e necessaria per riuscire nell'atletica come nella scienza, per vincere sportivamente, allenandosi e studiando e avendo la costanza di perseguire lo scopo di battere un record o di ottenere un risultato scientifico, senza scoraggiarsi davanti agli insuccessi, perseverando con costanza.
Credo perciò che l'ambiente familiare in cui ho avuto la fortuna di nascere sia stato estremamente importante per darmi fiducia nelle mie possibilità, e per non provare complessi di inferiorità che ho spesso notato in colleghe della mia generazione e anche più giovani. "

E’ evidente che una maggiore partecipazione delle donne negli STEM passa soprattutto dall’educazione familiare, ma anche dal milieu scolastico e professionale, e si spera che le cose continuino a migliorare, con una maggiore partecipazione delle ragazze agli studi nei campi tecnici, tecnologici e scientifici, e con successive soddisfazioni professionali negli stessi campi.

Ed è significativo che lo stesso 11 febbraio sia stato dato, in contemporanea in Itali e negli USA, l’annuncio della prova effettiva che le onde gravitazionali, predette da Einstein un secolo fa, esistano, e che la ricerca, almeno nel LIGO, il laboratorio statunitense, sia presieduta da una donna.

 

Esposizioni a confronto
Uno dei quadri della personale di Carla Bruschi
"Un'inquieta sernità del visibile", la mostra curata dal Critico d'Arte Lorenzo Bonini alla Umanitaria di Milano
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Tanto più forte l'arte imita la vita, quanto più forte la vita imita l'arte.
danseur blanc I, pastello bianco su cartoncino 35x50, 2016, Canosso
La bellezza di un corpo, che innocente, balla al chiaro di luna
Dimensioni 24x32 cm, acquarello su carta, 2013.
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08 maggio 2017