Arrivare fino a Plutone, a che serve?

“Macchè andare lassù, si possono spendere quei soldi per… “ In tempi di grexit, crisi, drammatiche difficoltà economiche, è una frase che si sente e tutto sommato viene facile.
Già, il ragionamento fila, se non fosse che siamo uomini, e il senso di essere uomini, da sempre, è stato quello di andare a vedere cosa c’è lassù, e questo non per curiosità, ma proprio perché tendiamo a progredire, e progredire vuol dire poter poi migliorare, anche oggettivamente, nella vita di tutti i giorni, ciò che ci circonda.

Ci siamo. Finalmente, incrociando le dita, in un attimo attorno alle 14.39 ora italiana, una macchina  “umana” prenderà contatto con Plutone, toccandolo in termini astronomici, anche se in realtà passerà a circa 12.500 chilometri dalla sua superficie ghiacciata. L’umanità andrà quindi a mettere il dito fra i due “pattinatori”, così come poeticamente sono indicati Plutone e Caronte, i corpi ghiacciati che da miliardi di anni si tengono per mano. Plutone ormai ha perso la carica di pianeta vera e propria. E’ considerato un “nano” pianeta, per la debole forza di attrazione e altre atipicità che comunque tendono a renderlo “unico”.

L’oggetto umano che toccherà l’area finora sconosciuta dal contatto dell’uomo sarà la sonda Nasa New Horizons, che è stata lanciata nel 2006, con destinazione proprio l’area di Plutone, e poi andrà oltre, verso la fascia di Kuiper, se il sole, là in fondo così debole, riuscirà ancora a nutrirla di energia.

 Al di là dell’aspetto scientifico, che non è nelle nostre capacità di comprensione, ad una testata chiamata Dossier Cultura rimane da ragionare sulla fatidica domanda luogo comune: in un pianeta che per molti versi ancora muore di fame, ha senso spendere soldi per andare nello spazio?

Beh, scavalcando i ragionamenti dettati dai succhi gastrici, crediamo che la risposta stia già. semplicemente, e splendidamente, nel nome della sonda, New Horizons, battezzata dagli americani (popolo frutto di una esplorazione "umana" di qualche secolo fa) che sanno anche fare marketing del giusto, per loro fortuna.

Nuovi Orizzonti, così simili al mito della “nuova frontiera” che fece grande l’America nell’ottocento. In pratica il concetto che ogni terra vergine esplorata non è economicamente una follia ma una opportunità. La ricerca spaziale ha cambiato negli ultimi sessant’anni il nostro mondo, in meglio, oltre ogni nostra aspettativa e consapevolezza. Praticamente tutte le tecnologie che ci circondano, compreso quelle alimentari, oggi grande nostra preoccupazione etica, sono state “toccate” e migliorate dalla ricerca dell’uomo attorno allo spazio.

Sì, questo è un mondo che ancora muore di fame, ma è anche un mondo che a questo morire di fame, difficilmente troverà una soluzione che non sia data da qualcosa che ancora, oggi, non esiste, come ancora non esisteva, fino ad oggi, l’esplorazione di New Horizons.

Ok, non sappiamo cosa ci attende ad ogni nuovo orizzonte conquistato, ma sappiamo con certezza, perché è la storia che ce lo insegna meravigliosamente e spietatamente, che ogni conquista di una zolla nuova di conoscenza non ha mai reso l’umanità peggio di come stava prima, anzi ha sempre offerto solo nuove opportunità.

Insomma, al di là dei luoghi comuni, la risposta di Dossier Cultura alla questione da bar è che sì, ha senso spendere soldi per vedere cosa c’è oltre ciò che fino ad adesso come uomini abbiamo conosciuto. Perché se domani l’uomo smetterà di morire di fame, la soluzione sarà venuta da qualcosa di cui ora non abbiamo conoscenza, messa più in alto di questa realtà che non ha ancora trovato soluzioni adeguate.

Oggi, 14 luglio 2015, l’umanità farà un altro grande passo, scommettiamo che molta parte di essa, almeno quella italica, neanche se ne accorgerà, magari bombardata dai media che daranno a tappeto l’informazione scientifica che, a luglio, fa davvero caldo?

 

 

   

 

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08 maggio 2017