Pfm: il rock italiano che conquistò l'America

Quanto la Pfm sia stata apprezzata nel periodo progressive, lo dimostra la recente classifica di Rolling Stones, che mette “Per un amico” dei Pfm e “Sono nato libero” del Banco di Mutuo Soccorso fra i 50 migliori brani progressive rock di sempre. Questo successo è comunque una storia da raccontare, specie alle nuove generazioni...
Quella era un’Italia in declino nei numeri, ma ancora viva come immagine di creatività, specie per l’estero. Quella Italia era ad un passo dal conquistare il mondo del rock. Non ci riuscì, semplicemente perché non gli interessava…

Sul rapporto Pfm-United States, di recente Di Cioccio ha dichiarato: “Cosa ci voleva perchè la Pfm conquistasse completamente l’America? Semplicemente stare negli Stati Uniti. Però noi scegliemmo di tornare in Italia, a casa nostra”.

E’ vero. Non conquisti un mercato e un pubblico senza una presenza costante sul territorio. D’altra parte non potresti comprendere la storia della Pfm alla conquista degli Stati Uniti se non parti dalla realtà culturale italiana degli anni settanta. Lo sfondo musicale era il progressive, l’ondata rock libertaria che stava ridisegnando l’universo delle note, ma il dono di saper sporcare il progressive con un tono di melodia, che fu la ricetta del successo dello Spaghetti Rock (come la critica americana chiamava la nostra musica) era una dote che solo l’essere italiani poteva offrire. D’altra parte, Rolling Stones, collocando “Per un amico” fra i 50 migliori brani lo recensisce così: «la Pfm si accostò allo stile sinfonico britannico con un’attitudine romantica»

La loro romantica italianità, la si coglie bene in un ricordo americano di Franz Di Cioccio, tratto dal sito ufficiale della band: “Un bel giorno, mentre suonavamo "Celebration" - che è una tarantella - ci attaccammo per scherzo le celeberrime note di "Funiculì Funiculà", che è anch'essa una tarantella. Ci stava, è il caso di dirlo, come il cacio sui maccheroni. Il tutto, servito com'era da una Premiata Forneria, scatenò un'apoteosi.”

L’apice della conquista dell’America da parte della PFM fu il triennio 1973-75 con il gruppo impegnato in una tournee mondiale e un disco in inglese che fu presentato nella tournee Usa segnando le attenzioni di critica e pubblico crescenti. Da quell’esperienza venne l’album Cook (intitolato Live in Usa in Italia.). In quel periodo la Pfm aveva conquistato presenze sia nella hit parade britannica che nel Billboard Usa.

A quel punto, con l’America ai piedi, la Pfm scelse… di tornare a casa, per poi ripartire l’anno successivo in una tournee di consolidamento dei mercati asiatici (in Giappone Photos of Ghosts era stato decretato dalla critica miglior disco dell’anno) che riuscì perfettamente.

Per capire la dimensione del successo Usa della Pfm, basta questo altro ricordo di Franz Di Cioccio:

“Il concerto più micidiale fu quello di  Charlot. Era in Carolina, se ben ricordo. Prendemmo l'airbus da New York e, dopo tre o quattro cambi, atterrammo nell'aeroporto più vicino al luogo del festival. C'era una macchina pronta per noi che ci portò in hotel. Ci hanno dato giusto i tempo di rinfrescarci e poi, come da istruzioni, via sul tetto, dove era pronto un elicottero. Decolliamo e in cinque-dieci minuti ci affacciamo sul catino dell'autodromo di Charlotte. Era uno spettacolo impressionante. Noi avevamo già suonato in grosse manifestazioni. Avevamo fatto da spalla a gruppi come i Beach Boys, i Santana e tanti altri i a non eravamo preparati a una simile visione. L'autodromo era immenso e il pubblico ne occupava quasi la metà. Saranno state circa 250.000 persone. Noi ci infiliamo proprio dentro, atterrando in mezzo, sul prato. Usciamo e saliamo sul palco. Ci organizziamo, facciamo un paio di test e poi cominciamo a suonare. Era pomeriggio e noi eravamo i primi  perché in quella zona non eravamo molto conosciuti. Fu un concerto bellissimo e come da tradizione finimmo con le armi pesanti, che erano Celebration con in più uno sviluppo finale apocalittico che chiamavamo Poseidon. Il grande volume sonoro entusiasmò il pubblico e concludemmo tra applausi e ovazioni. Il festival durava dodici ore. C'erano Emerson Lake & Palmer, Allman Brothers Band, I Beach Boys, i Climax Blues Band, Steppewolf e tanti altri. Si vedeva gente di tutte le razze e l'atmosfera era quella dei grandissimi appuntamenti, come Woodstock. Una esperienza incredibile soprattutto per noi, che venivamo dai festival pop della piccola Italia, dove le luci venivano messe su all'ultimo momento, magari pregando in ginocchio l'ente erogatore dell'energia elettrica di non metterci i bastoni tra le ruote…”

Noi italiani dimentichiamo troppo spesso le eccellenze culturali che ha saputo raggiungere il nostro paese in ogni campo. Quella della Pfm è una storia che andrebbe raccontata ai giovani, che per buona parte la ignorano. Dimostra, quando noi vogliamo che partendo da un piccolo palco di paese si può arrivare con il nostro genio in campi lontani, per loro inimmaginabili.

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