Dal testo alla messinscena: la nascita della regia italiana

Si è soliti intendere la nostra civiltà, come “civiltà dello spettacolo” e, come scrive Alonge, tale definizione va ad indicare il tramonto definitivo di un’era contrassegnata dai trionfi della parola scritta.

nicole kidman in una scena di

nicole kidman in una scena di "Moulin rouge"

In un’accettata periodizzazione la nascita di ciò che comunemente definiamo spettacolo teatrale viene situata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

In tale torno di tempo, infatti, si sviluppa in tutta Europa un’ansia di rinnovamento che vuoi in maniera empirica (ossia il naturalismo portato ai suoi estremi), vuoi in maniera simbolista (ossia il tentativo di evocare, più che di riprodurre fotograficamente, la realtà), porta alla nascita della regia.

La nascita della regia in Italia si sviluppò tardi. Ne è un chiaro esempio il lavoro svolto da Alfieri: un continuo ed incessante lavoro fatto sugli attori, che si reputavano troppo bravi e troppo artisti per accettare la subordinazione della nascente figura del regista.

Il testo, dunque, veniva spesso modificato o travisato da attori che facevano della parola scritta, un oggetto da subordinare alla loro bravura.

Mentre all’estero, i Meininger, Antoine e Stanislavskij, tanto per citare alcuni nomi, avevano già formato ben solide teorie registiche, in . Italia bisognerà invece aspettare il 1935, anno in cui Silvio D’amico fonderà “L’accademia Nazionale D’arte Drammatica”, prima scuola di recitazione e, soprattutto, di regia.

I primi frutti dell’accademia, saranno raccolti da Giorgio Strehler, grande padre della regia italiana, che fin da subito darà vita alla “regia critica”, ossia a un modo analitico, che legge e interpreta i testi della drammaturgia tradizionale, attraverso una certa sensibilità e intelligenza.

Strehler, che rappresenta una della figure artistiche più importanti nella storia dello spettacolo contemporaneo, dedicherà tutto il suo impegno, tutta la sua esistenza, alla creazione di un “teatro d’arte” ossia, a un teatro inteso come espressione di impegno artistico e di alto profilo morale e civile; un teatro pronto a smuovere la coscienza civile e culturale di un’intera nazione.

Simbolo, cuore e anima di questo impegno civico e culturale è, ancora oggi, il Piccolo Teatro di Milano, fondato da Paolo Grassi e Strelher nel 1947.

1947. Un anno storico, rivoluzionario, un punto di non ritorno, rispetto al passato che segnerà la nascita di una nuova coscienza; quella italiana verso la storia della regia.

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