La moda ai tempi della seconda grande guerra

Sobrietà e praticità, il connubio perfetto per un mondo più povero ed essenziale, attraversato dal dramma. La moda europea del riuso. Una donna senza fronzoli, emancipata dal lavoro in fabbrica. Unica eccezione Parigi, occupata, un mondo a parte.

La prima metà degli anni ‘40 fu profondamente segnata dalla Seconda Guerra Mondiale iniziata con l’invasione tedesca in Polonia nel 1939.

I governi dell’epoca imposero molte restrizioni su tutto ciò che riguardava la moda, visto che, per confezionare gli abiti femminili si utilizzavano gli stessi materiali con cui si producevano le divise militari; le fibre utilizzate erano lana e nylon che vennero ben presto abbandonate proprio perché vietate e vennero scelti altri materiali, per lo più il Rayon ed altre fibre sintetiche. Gli abiti erano piuttosto corti e seguivano lo stile militare con pochi decori per contenere i consumi ed i costi.

Le donne per confezionare gli abiti dei bambini utilizzavano vecchi vestiti maschili e le riviste di moda descrivevano come trasformare indumenti logori in cappelli, guanti e calze o come rammendare e cucire abiti ormai dismessi.

Per quanto riguarda i vestiti femminili la moda del tempo privilegiava i tailleur, le gonne aderenti con cinture per sottolineare la vita e camicette. Entrarono a far parte dell’abbigliamento abituale le giacche con le spalline imbottite e con molte tasche per trasportare documenti e denaro. Per la prima volta i pantaloni divennero un indumento quotidiano, prima d’allora solo utilizzato nelle fabbriche, ora come look informale per il tempo libero. I tessuti utilizzati per questo outfit devono necessariamente essere pesanti, poveri e dai colori decisi quali il verde scuro, il cammello o il marrone.

I capelli si usavano lunghi, leggermente ondulati verso le punte; non avendo molti mezzi per andare dal parrucchiere, li lasciavano crescere per poterli raccogliere facilmente in code o chignon.  Nella vita sociale invece, le donne giovani preferivano i capelli sciolti che conferivano una grande femminilità alla figura. Anche in questo decennio è il rossetto rosso il vero protagonista del make up. I trucchi scarseggiavano e le donne, per ricreare l’effetto del fard, si pizzicavano le guance.

Le gambe acquisiscono importanza grazie alle gonne più corte rispetto al periodo precedente, esse dovevano essere leggermente abbronzate.  Con la guerra, le calze in nylon sono molto difficili da trovare e quindi si preferiscono o le calze corte (per le donne più giovani) o truccarsi le gambe con fard e simulando una cucitura sul retro con una matita per gli occhi.

A causa dei razionamenti, dati dalla guerra in corso, il governo statunitense decise che il consumo del tessuto utilizzato per realizzare i costumi da bagno doveva essere ridotto del 10%, quindi l’unica alternativa possibile fu quella di sostituire il classico costume intero in un due pezzi. Qualche anno più tardi, lo stilista Louis Rear, allora sconosciuto, divenne famoso con la creazione del bikini.

Scarpe e cappelli diventavano sempre più alti. Le donne incedevano impettite su suole a zeppa o tacchi cuneiformi in legno o sughero, portando in equilibrio sulla testa ampie costruzioni di tutti i materiali immaginabili, dalla carta dei giornali, fiori, velluto o penne; i modisti erano gli unici ai quali non era stato razionato il materiale.

Con la paura degli attacchi a sorpresa la gente si muniva di maschere antigas per adulti e bambini, gilè imbottiti, mantelli con cappuccio e di tute spesso realizzate in seta oliata, quest’ultimo indumento diventò una vera e propria moda grazie al fatto che poteva essere indossato velocemente ed era molto comodo e confortevole.

Le donne parigine furono l’eccezione in tutto questo scenario di ristrettezze e privazioni; loro, che si vantavano di avere il primato dell’eleganza, continuarono ad essere le donne meglio vestite al mondo. Senza avere conto delle restrizioni, svilupparono una linea stravagante, che prevedeva grande spreco di materiale in polsini e bottoni decorativi, maniche voluminose, capi drappeggiati e gonne a portafoglio.

Una leggera apertura nello stile, che tuttavia rimase sobrio, si registra solo verso la fine degli anni ’40 quando, a guerra finita, si affaccia sul mercato il cosiddetto New Look di Christian Dior.

Elisa Bassani

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