La spada nella roccia

Excalibur: la misteriosa e magica spada di Re Artù. L’oggetto più celebre di tutto il ciclo bretone. La spada nella roccia è la leggenda più famosa d'Europa, anche grazie alla circolazione di diverse opere letterarie e pellicole cinematografiche. Il racconto vede mago Merlino annunciare pubblicamente che solamente l’uomo in grado di estrarre Excalibur dalla roccia nella quale era stata conficcata, sarebbe diventato re. Artù fu l’unico in grado di compiere tale miracolo e dopo aver estratto la spada, venne unto con l’olio santo alla presenza di tutti i baroni e incoronato re.

Il nome della spada, dal punto di vista linguistico, non ha origini ben chiare; la critica è propensa a credere che possa derivare da due ceppi linguistici ben differenti: quello indoeuropeo (la cui derivazione è percepibile nella perifrasi ex Calibs ovvero creata dai Calibi) e quello celtico (da Caliburn ovvero acciaio brillante).


Al di là della riflessione linguistica, che racconta come il nome e l’identità di Excalibur siano un connubio tra due società storicamente agli antipodi ma unite dalle leggende narrate e tramandate in forma scritta relative ai cavalieri della Tavola Rotonda, è importante capire quale sia stata la tradizione e lo sviluppo della spada nella roccia.


All’interno del Dizionario del ciclo di Re Artù, una relazione composta dallo scrittore Carlos Alvar è possibile tracciare la vera e propria storia di Excalibur: la spada si palesa nel panorama letterario a partire dai secoli XII e XIII attraverso rappresentazioni mutevoli, talvolta incoerenti e purtroppo non conservate integre.


Qualche anno più tardi Wace e Chrétien de Troyes, due tra i più celebri “romanzieri” della Francia antica, descrivono Excalibur come una spada particolarmente resistente utilizzata da Artù e da Galvano (quest’ultimo impugna l’arma all’interno del Parceval). La contrapposizione tra i due “portatori” della spada si protrae per diversi anni sino alla composizione della Vulgata all’interno della quale Excalibur assume il ruolo di morte: al termine dell’opera, infatti, Artù moribondo e in viaggio verso la costa ordina all’ultimo dei cavalieri della Tavola Rotonda di gettare la spada in un lago vicino. Dalle acque del lago esce una mano che agguanta la spada e, roteando per diverse volte, la trascina nella profondità delle acque.


Nelle ultime elaborazioni letterarie relative al ciclo arturiano le origini di Excalibur vengono, seppur in minima parte, ritrattate: per alcuni scrittori diventa la spada che Artù estrasse dall’incudine dove era conficcata, per altri era semplicemente la spada della fata del lago o la spada della morte (attraverso un chiaro riferimento alla fine di Re Artù).


Un ulteriore contributo, seppur sia considerato da alcuni critici fantastico ed eccessivamente forzato, relativo ad Excalibur è stato dato, nel corso del tempo, dallo storico del mondo antico e scrittore Valerio Massimo Manfredi, che ne parla ampiamente nel suo best seller L’Ultima Legione. Nel libro in questione la spada viene identificata con quella dell’ultimo imperatore romano Romolo Augusto che, dopo averla casualmente ritrovata, l’avrebbe scagliata in segno di pace durante la guerra in Britannia, lasciandola conficcarsi in una roccia.


Sicuramente la breve storia letteraria di Excalibur riportata non è fedele a tutte le manifestazioni della stessa nel corso della storia della Francia antica: i miti e le leggende dei cavalieri della Tavola Rotonda, infatti, sono stati il risultato di una lunga tradizione orale che avvicinava sia la cultura della Bretagna sia quella celtica. Ovviamente i racconti orali che si sono conservati all’interno delle opere più celebri del XII secolo sono solo alcuni e non comprendono sicuramente l’intero patrimonio culturale che ha preceduto la stesura del Brut, del Parceval e di opere a loro affini.


Probabilmente l’identità sconosciuta di Excalibur e la mancanza di fonti storiche o letterarie attendibili suscita, ancor oggi, le più disparate tesi circa la spada nella roccia; nell’immaginario e nell’interesse collettivo Excalibur rimane, ancor oggi, un mistero da svelare.

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