A Desio la grande musica incanta con lo Stradivari Leclair

La Casa della Musica di Desio è riuscita nell’impensabile: far approdare in città due grandi musicisti per un concerto per violino e pianoforte, offerto gratuitamente agli appassionati.

Il Maestro Guido Rimonda e Le Violon Noir

Il Maestro Guido Rimonda e Le Violon Noir By Camerata Ducale [GFDL or CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons]

Domenica 4 dicembre lo Stradivari Le Violon Noir è stato suonato dal maestro Guido Rimonda, suo attuale possessore, accompagnato dalla pianista Cristina Canziani, al Circolo Culturale Pro Desio, in una sala piccola ma gremita di appassionati e curiosi.

Le Violon Noir,ovvero lo Stradivari Jean-Marie Leclair, è un violino con una storia particolarissima: il suo possessore più famoso, dal quale prende il nome, condusse una vita ritiratissima negli ultimi suoi anni, a causa di una grave forma di misantropia che lo aveva portato a isolarsi dal mondo.

Venne trovato morto nella sua abitazione di Parigi, pugnalato alla schiena: stringeva a sè il suo bene più prezioso, il violino Stradivari. Leclair era morto ormai da due mesi, e il violino riportava delle macchie che risultarono indelebili, macchie scure, dalle quali il nome Le Violon Noir. Ancora oggi il violino ha le macchie nere in corrispondenza delle mani del violinista assassinato. E il suo suono straordinario è, per qualche ora, divenuto disponibile al pubblico dal vivo.

Il maestro Rimonda, attuale possessore del violino, sta compiendo un percorso molto particolare nei suoi studi e nelle sue sonate: affascinato dalla personalità di Giovanni Battista Viotti, contemporaneo di Mozart e precursore delle moderne tecniche violinistiche, nonchè inventore dle moderno arco dritto (in contrapposizione all’arco barocco che era curvo), sta cercando di valorizzarne la figura e l’opera del compositore e musicista italiano, caduto nell’oblio rispetto ad altri autori suoi contemporanei e all’epoca meno celebri di lui, come lo stesso Mozart.

La sua opera è sfociata, nel 2012, in un contratto esclusivo con la Decca, etichetta di musica classica assai nota, per l’esecuzione e la registrazione di tutte le opere di Viotta, in quindici CD.

Rimonda è entrato in sala dal fondo, suonando la Danza degli spiriti beati dall’Orphée et Eurydice di Gluck; passi lentissimi e misurati, nella sala semi buia il palco E  introduce, narrando con grande charme la vicenda che causò la scrittura della “diabolica” Sonata in sol minore di Tartini (detta ‘il trillo del diavolo’) eseguita per violino e pianoforte e inframmezzata dal racconto, dello stesso Maestro, della leggenda secondo la quale il diavolo in persona sarebbe apparso al violinista, suonandogli quella musica diabolica che al suo risveglio egli cercò di mettere su carta, con febbrile frenesia, non trovando mai completa soddisfazione. La celebre, anche se difficile a un primo ascolto,  Sonata si guadagna grandi e meritati applausi.

Anche i successivi brani vengono introdotti dalla narrazione di episodi della vita di Tartini o di Viotta, protagonista assoluto della serata, con la sua vita spesa fra l’Italia (Torino) e Parigi negli anni che precedono la Rivoluzione Francese, fino alla fuga a Londra quando la stessa Rivoluzione minaccia lui e la sua compagna, che viene però arrestata e rinchiusa in prigione per due anni.

Sicuramente l’alternanza di narrazione e musica ha reso molto interessante il concerto, in particolare per chi si avvicina alla musica classica per la prima volta, o nei giovani ascoltatori che poco o nulla conoscevano dei compositori e del Maestro, nonchè del violino e della sua storia, e questo è stato sicuramente un tratto che ha valorizzato un concerto aperto a tutti, anche ai non esperti.

La grande affabilità e disponibilità del maestro Rimonda poi ha contribuito a far apprezzare ancora di più la serata: si è fermato a scrivere dediche e ad autografare CD, ha mostrato privatamente il violino a ragazzi curiosi, guadagnandosi sicuramente stima e interessa da parte loro.

La storia di Stradivari è sicuramente più nota: è stato il maestro liutaio più importante della storia italiana: vissuto dalla metà del Seicento a oltre la metà del Settecento, costruì violini per settantacinque anni. La sua fama si diffuse in tutta l’Europa grazie ai violinisti che ne apprezzavano ed elogiavano il lavoro. Si calcola che 650 strumenti costruiti da lui e, in seguito, da lui e i suoi figli, siano ancora in esistenza.

 

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