Dino Buzzati e il volto segreto di Milano, tra realtà quotidiana e visioni surreali
Lo scrittore è noto soprattutto per i suoi romanzi, primo tra tutti “Il deserto dei tartari”. Cerchiamo di conoscere qualcosa della sua particolare milanesità.
Piazza del Duomo di Milano di Dino Buzzati Foto di Paolo Avanzi
Dino Buzzati nacque a Belluno 120 anni fa. Alla morte del padre, noto giurista, si trasferì a Milano dove frequentò il liceo classico Parini e successivamente il corso di laurea in Giurisprudenza. Una volta laureato iniziò a lavorare per il Corriere della Sera.
Le origini bellunesi, il viscerale amore per la montagna hanno lasciato una traccia indelebile nella sua personalità. Questo spiega la sua particolare milanesità. Il fatto di approcciarsi alla vita della metropoli con l’occhio dell’uomo di montagna.
Ciò che per un milanese doc è dato per scontato non lo è per chi ha vissuto la solitudine e i silenzi delle vette alpine. L’atmosfera sofferta e talvolta cupa che emerge nelle sue storie, pure ambientate a Milano, è la stessa che si respira nei grandi spazi intorno alla vette dolomitiche.
I fatti di cronaca che lui riporta, come giornalista, finiscono con l’acquisire un risvolto misterioso e arcano. Come se la realtà frenetica della metropoli fosse solo la superficie di una dimensione più complessa e magmatica all’interno della quale si cela l’essenza dell’umanità. Piccoli drammi quotidiani che sottendono fantasie dai risvolti inquietanti e che possono diventare veri e propri incubi. Noi li esorcizziamo con la quotidianità di piccoli gesti, spesso senza rendercene conto.
Cosa ha rappresentato Milano per Dino Buzzati? Forse il crocevia delle sue frequentazioni giornalistiche che in qualche modo entrano in cortocircuito con la sua mentalità intimamente alpina. Il senso della misura, la sacralità della natura, il rispetto della tradizione… da cui però lui prende le distanze, come fa un cronista, per poi rielaborare il tutto, come un narratore, così da coglierne l’essenza.
Nulla è scontato in ciò che lui scrive. Come se il fatto di cronaca, nella sua oggettività, fosse la cartina al tornasole di un fenomeno più complesso e profondo che solo la mente di un artista può cogliere.
Buzzati è stato pittore oltre che scrittore. Nelle sue opere pittoriche emerge anche più chiaramente questa sua mentalità di milanese delle montagne. Non a caso l’opera più emblematica della sua produzione è il Duomo di Milano rappresentato come un insieme di rocce dolomitiche. Di fronte a quest’opera, sembra di avvertire il sottile fruscio dei boschi e la maestosa solitudine delle vette alpine che trasfigurano questo simbolo di Milano.
In altri quadri, dove il soggetto è una persona o un animale, la quotidiana rassicurante apparenza viene messa a repentaglio da una visione surreale che deforma le proporzioni (come nell’enorme bulldog) o le intenzioni (come in figure femminili coinvolte in giochi sadomaso).
Viene da credere che Dino Buzzati abbia vissuto la sua Milano come una città affascinante e contraddittoria nella sua modernità, dove non ci si può mai veramente rilassare per non cadere vittima di qualche fantasma pronto a spuntare dietro l’angolo.
Paolo Avanzi
Opera di Dino Buzzati in mostra a Palazzo Reale Foto di Paolo Avanzi
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